Simone Breccia nuovo direttore della Caritas: «Attenzione a giovani e alle parrocchie»

Il direttore della Caritas diocesana ha partecipato alla presentazione del dossier sulla povertà e ha spiegato le linee guida del nuovo corso

Simone Breccia

«Sono in Caritas da 20 anni, è stata una scelta personale dettata dalla fede ma anche dalla volontà di trovare la radice di me stesso attraverso l’incontro con l’altro». A parlare è Simone Breccia che dallo scorso settembre è il nuovo direttore della Caritas diocesana di Ancona- Osimo e sabato mattina ha presentato nella nuova veste il report annuale sulla povertà. Breccia ha ereditato il ruolo da Carlo Pesco e le sue linee guida sono all’insegna della continuità seppur con due specificazioni. La prima è un maggior coinvolgimento dei giovani: «Abbiamo vissuto tanti anni con il servizio civile ma vogliamo allargare questa esperienza in altre aree perché è importante per i giovani vivere nel servizio e per loro può essere una palestra». L’altra linea direttrice è un maggiore attenzione all’attività delle Caritas parrocchiali, che rappresentano insieme agli 8 centri d’ascolto i primi varchi per entrare nel circuito dell’aiuto: «Vogliamo coniugare l’attenzione per i poveri all’animazione delle comunità parrocchiali, perché la Caritas se non è parrocchiale perde il suo valore anche assistenziale». 

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Il volto della povertà si è trasformato negli ultimi anni: «Anche qui ad Ancona la povertà non è più caratterizzata tanto dalla perdita del lavoro, oltre il 30% dei casi riguarda famiglie che pur avendo un attività lavorativa non riescono ad arrivare a fine mese. Sono i cosiddetti “working poors” . Molti cercano di sfuggire alla possibilità di essere indicati come poveri, ma le situazioni diventano sempre più evidenti in contesto come la scuola. Esempi? La famiglia che non può comprare il regalo per la maestra o magari un bambino poco curato. Su questo la Caritas cerca di offrire progetti di promozione per la dignità come l’emporio di viveri, che non a caso offre anche prodotti scolastici». Emporio che sarà ampliato il prossimo dicembre con un market solidale di vestiti che sorgerà nel centro Caritas di via Podesti. “Vesti il bene” raccoglierà abiti che le persone seguite dalla Caritas potranno avere sfruttando una tessera a punti: «L’idea è quella di cambiare l’ottica rispetto al fatto che molti danno vestiti solo perché sono superflui. Noi chiediamo di investire in quel capo come se fosse un dono, qualcosa che le persone indosserebbero esse stesse. Raccoglieremo e offriremo cose nuove, in buono stato, non la classica giacca del nonno che non serve più». Entrare nel circuito assistenziale Caritas significa aver superato la valutazione di una commissione composta anche da personale dei servizi sociali: Com’è il rapporto con il Comune? «Il dialogo è costante e aperto e con i Servizi Sociali condividiamo le modalità di discernimento delle persone che hanno bisogno. Il dialogo però può sempre essere migliorato, è normale che istituzioni e persone abbiano degli interessi diversi, per questo bisogna lavorare per trovare un terzo polo cioè la dignità della persona stessa». 
 

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