Cronaca

Calci e pugni alla fidanzatina incinta, condannato un 19enne

In occasione della scorsa udienza, un familiare dell’imputato ha colpito con un pugno un avvocato che poco prima aveva testimoniato in favore della parte civile, rappresentata dall’avvocato Laura Catena

Calci e botte alla fidanzatina minorenne incinta di suo figlio. Per questo ieri il giudice monocratico Francesca Betti ha condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione U. S., 19enne rom della provincia di Ancona. Ieri la difesa, sostenuta dall’avvocato Spiridula Krokidi, ha tentato di convincere il giudice di come non ci fossero prove delle violenze, anche chiamando al banco dei testimoni una mediatrice culturale esperta in cultura rom e sinti che, per anni, ha frequentato la casa dell’imputato. «Io li ho sempre visti come una coppia tenera e durante il parto era stata la madre di U. S. a prendersi cura di lei, come fosse una figlia» ha detto la mediatrice di Falconara.

Eppure per la pubblica accusa non ci sono dubbi. Dopo che la vittima aveva scoperto di essere incinta a 16 anni, i due sono andati a vivere a casa di lui. Poi sono cominciati i primi litigi e le violenze. In un'occasione lui l’avrebbe presa a schiaffi a scuola davanti a tutti durante l’ora della ricreazione. In un altro caso, erano nel loro appartamento quando, a seguito di una discussione, lui l'ha presa a calci sull’addome mentre era incinta. Lei, dopo un po' di tempo, ha deciso di andarsene. E lì sono cominciate le molestie e le minacce, non solo da parte del giovane, ma anche di altri familiari di leui, non solo verso la giovane mamma, ma anche verso i familiari di lei. L’ultimo episodio proprio alla scorsa udienza quando i lpadre dell’imputato avrebbe colpito con un pugno un avvocato che ha testimoniato in favore della parte civile, rappresentata dall’avvocato Laura Catena, che ieri in sede processuale si è associata alle richieste del pm sottolineando come certe violenze possano aver segnato la vita della vittima nel momento più delicato della vita di donna. Fatti che appunto hanno portato il 19enne a processo per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e minacce. 

DIFESA. Secondo la Krokidi, il processo si sarebbe basato su una serie di menzogne della ragazzina che, quando ha capito come era dura fare la madre da sola, a 16 anni, insieme al suo compagno, ha avuto paura e per tornare a casa con la figlia (prima affidata alla madre dell’imputato) ha inscenato violenze mai esistite, come comprovato, sempre a detta della difesa, dai referti medici, che non hanno mai riscontrato neppure la presenza di ematomi. 

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