Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Baby stalker, le scuse convincono: farà volontariato con i disabili

Al più grande del gruppo sono stati concessi 27 mesi di messa alla prova. Durante l'ultima udienza il giudice non aveva ritenuto idoneo il programma di recupero

Un progetto molto più articolato rispetto a quello proposto nell'udienza passata, una voglia di cambiamento mai dimostrata prima e un percorso di volontariato già avviato. L'atteggiamento del 18enne accusato di aver perseguitato per due anni con minacce, insulti ed episodi estorsivi di ogni tipo alcuni suoi coetanei ha convinto il giudice del tribunale dei minori Laura Seveso che oggi ha concesso al giovane la messa alla prova per due anni e tre mesi. Dovrà intraprendere un percorso riabilitativo da svolgere tra la comunità e il volontariato nelle associazioni per ragazzi disabili e avrà il compito, inoltre, di riconciliarsi con le persone offese. A lui la punizione più esemplare tra quelle inflitte alla banda di baby stalker. Lo scorso 12 febbraio, infatti, il giudice aveva disposto un anno e mezzo di percorso riabilitativo per tre dei cinque ragazzini coinvolti in questa vicenda. Il progetto includeva, tra l'altro, diversi incontri con l'associazione Libera. Messa alla prova anche per un altro 17enne, anche lui accusato di minacce e pestaggi nei confronti di questi ragazzini, alcuni dei quali gravati da problemi psico-fisici. Solo per il più grande del gruppo il programma di recupero non aveva convinto la procura che non l'aveva ritenuto idoneo alla Map.

Oggi in aula il 18enne avrebbe dimostrato di aver razionalizzato le sue responsabilità. Si sarebbe mostrato sinceramente pentito e avrebbe compreso, anche attraverso i tre mesi trascorsi di carcere (per il maggiorenne la procura aveva chiesto e ottenuto il carcere), quanto quei gesti fossero assurdi, violenti e sbagliati. 

Le vittime, difese dagli avvocati Arianna Benni e Laura Versace, hanno ricevuto anche delle lettere di pentimento scritte dal ragazzo. In particolare in una si legge: «Se ripenso a quello che ti ho fatto ti vorrei abbracciare forte. Spero che un giorno potrai rispondermi». Inoltre l'imputato ha proposto di risarcire con il denaro le vittime e le loro famiglie che, però, hanno rifiutato. «Anche se non portiamo rancore - fanno sapere le famiglie difese dall'avvocato Arianna Benni - non c'è denaro che possa sanare il nostro dolore». Così hanno chiesto al ragazzo, difeso dall'avvocato Silvia Pennucci, di dare quei soldi in beneficenza a delle associazioni che seguono le vittime di bullismo. La prossima udienza per la valutazione intermedia del giovane che si trova in comuntà si terrà l'11 maggio. 

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