Senigallia: accusato di sciacallaggio dopo l'alluvione, assolto

L'imputato ha chiarito definitivamente la sua posizione, dimostrando di essere proprio un venditore ambulante di materiale ferroso che, come testimoniato dalla documentazione prodotta in aula, raccoglie per strada

A pochi giorni dalla disgrazia dell’esondazione del fiume Misa, che ha messo in ginocchio Senigallia, era stato fermato con l’accusa di sciacallaggio. Ma ieri il giudice monocratico Francesca Grassi lo ha assolto. L’imputato, un 60enne di origini marocchine, fu arrestato dai carabinieri lo scorso 8 maggio, dopo esser stato trovato alla guida del suo furgoncino, con a bordo elettrodomestici e vari oggetti di metallo. Tutto materiale che poi era stato riconosciuto dalle famiglie alluvionate Laura Versace copia-3come beni di loro proprietà. Ma ieri l’imputato, difeso dall’avvocato Laura Versace, ha chiarito definitivamente la sua posizione, dimostrando di essere proprio un venditore ambulante di materiale ferroso. Una regolare attività che da anni l’uomo svolge, per cui il legale difensore ha prodotto diversa documentazione. 

L’uomo ha spiegato che quei prodotti elettronici erano stati accantonati in aree destinate ai rifiuti e che lui aveva solo recuperato quegli oggetti che pensava fossero stati buttati, per poi rivenderli regolarmente in qualità di ambulante. Il suo compito è proprio quello di ricercare materiale ferroso e metalli di vario genere da rivendere poi a buon mercato ai suoi clienti. Tanto che l’avvocato Versace (nella foto), a testimonianza della regolarità del lavoro del marocchino, ha anche prodotto una serie di documenti che testimoniano come il comune un comune della provincia di Perugia, dove lui vive, lo ha autorizzato a raccogliere rifiuti ferrosi in tutta la città per la sua attività commerciale. 

Quel giorno lui era di passaggio a Senigallia, proprio per recarsi da una ditta a cui avrebbe dovuto vendere alcuni materiali. Secondo la difesa, quando ha visto tutto quegli elettrodomestici abbandonati, ha pensato di raccoglierli, per poi riciclarli a chi ne avrebbe fatto uso. Visto tutto ciò, nonostante la richiesta di condanna del pm, il giudice ha assolto l’uomo perchè il fatto non costituisce reato.

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