Contrabbando di alcolici ed evasione da 4 milioni, arrestato un funzionario della Dogana

La Guardia di Finanza ha arrestato otto persone tra cui un funzionario della dogana, una guardia giurata e due spedizionieri. Avrebbero certificato spedizioni fittizie

Guardia di Finanza all'opera

Sono accusati di aver fatto parte di un’organizzazione che metteva in commercio alcolici aggirando la normativa sulle imposte. Quantità industriali di bottiglie che sulla carta venivano imbarcate ad Ancona verso i porti dell’Africa centrale, ma che in realtà non lasciavano il territorio europeo. Il vantaggio? Un “risparmio” sulle accise e sull’iva di circa 4 milioni di euro. A finire in manette sono stati un funzionario della dogana dorica, insieme a una guardia giurata e due spedizionieri. Erano loro a far in modo che a determinati carichi fosse apposto il timbro che certificava una destinazione extracontinentale. In realtà quelle consegne entravano in Italia senza che fosse pagata l'accise. Tutti prestavano servizio nello scalo anconetano, ma avrebbero fatto parte di un’associazione criminale transnazionale. L’indagine della Guardia di Finanza di Rieti, alla quale hanno partecipato anche le fiamme gialle del G.I.C.O di Ancona e i funzionari dal Servizio Centrale Antifrode della Dogana di Roma e Bologna, ha portato a otto arresti complessivi. Secondo quanto ricostruito dai militari, il gruppo anconetano sarebbe riuscito a “regolarizzare” le movimentazioni della merce proveniente dai depositi fiscali di altri Paesi europei attraverso l’emissione di falsi documenti. I quattro avrebbero lavorato sotto il coordinamento di un uomo residente a Spoleto che a sua volta, aiutato da un “faccendiere” di Roma, teneva i rapporti con le vere menti dell’organizzazione: gruppi criminali con sede in Inghilterra e Romania.

Da Londra ad Ancona

Il primo step del sistema truffaldino, ricostruito dai finanzieri nell’ operazione chiamata “Meeting”, era nel cuore di Londra. Secondo l'indagine alcuni finanziatori indo-pakistani offrivano per ogni falsa spedizione all’estero un compenso di circa 12.000 euro. Il sodalizio, grazie agli spedizionieri e al doganiere, riusciva quindi a “regolarizzare” le movimentazioni delle merci attraverso l’emissione di falsi documenti amministrativi elettronici. Si trattava degli "e-AD", ovvero certificazioni che di norma accompagnano la circolazione dei prodotti sottoposti alla sospensione delle accise. Le bevande, quantificate in 1.200 tonnellate di prodotti vari commercializzati tra gennaio 2015 e giugno 2016, hanno raggiunto il valore commerciale di circa 6 milioni di euro. 4 milioni corrisponderebbero invece all’evasione di accise ed I.V.A, ai quali si aggiungerebbe, secondo i finanzieri, l’evasione delle imposte dirette dovute alla commercializzazione in nero. I passaggi di denaro venivano favoriti da tre corrieri, due polacchi e un italiano, tramite valigette depositate in camere di alberghi del centro Italia.

"Operazione Meeting": l'indagine della Guardia di Finanza - VIDEO

Il super carico di vodka

A dare il via alle indagini è stato il ritrovamento in un deposito fiscale di Spoleto di 22 tonnellate di vodka che in quel preciso istante avrebbe dovuto essere lontano dall’Italia. Agli otto arrestati viene contestata, a vario titolo, l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione e al pagamento delle accise, oltre che corruzione e falsità in atti. Tutto con l’aggravante della transnazionalità della condotta criminale. La serie di reati, se verrà accertata dalla magistratura, prevede la reclusione fino a 16 anni. 
 

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