Tutti gli appalti andavano agli amici imprenditori, arrestato funzionario pubblico

Le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del funzionario e diverse perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di tutte le persone coinvolte. 

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pesaro, nell’ambito dell’operazione denominata “Appalti di famiglia”, ha accertato la commissione di numerosi reati contro la Pubblica Amministrazione da parte di un funzionario pubblico dell’Unione Montana Alta Valle del Metauro nei confronti di sei imprenditori dell’entroterra pesarese, tutti indagati a vario titolo per induzione indebita e turbata libertà degli incanti.

Le indagini, durate diversi mesi, oltre all’ascolto di conversazioni telefoniche ed ambientali, hanno richiesto pedinamenti e appostamenti, necessari dopo che i finanzieri avevano notato l’anomalo elevato tenore di vita condotto dal funzionario che gestiva numerosi appalti della Centrale Unica di Committenza dell’Unione Montana Alta Valle del Metauro. Gli appalti infatti erano sempre ad appannaggio degli stessi imprenditori locali, nonostante le gare pubbliche fossero aperte ad una vasta platea di imprese anche a livello nazionale. In particolare, come scoperto seguito degli approfondimenti investigativi, l’uomo nativo di Borgo Pace (PU), in veste di funzionario responsabile delle procedure di gara della citata Unione Montana, turbava le procedure di appalto dell’ente selezionando gli imprenditori “amici” da cui riceveva in cambio dazioni di denaro, anche per effetto delle costanti pressioni esercitate attraverso continue visite presso le sedi delle imprese. Di fatto venivano concordati, tra il pubblico ufficiale e gli imprenditori, i requisiti da inserire nei bandi pubblici in modo tale da “pilotare” la scelta della Pubblica Amministrazione su quel determinato concorrente allo scopo di tagliare fuori le altre imprese potenzialmente interessate. Il pubblico ufficiale aveva l’incondizionato sostegno della moglie che ha sempre ricoperto un ruolo attivo negli affari illeciti del marito. La donna, indagata come concorrente morale, sollecitava il coniuge a “riscuotere” e a “farsi rispettare” dagli imprenditori, chiedendo notizie circa l’esito delle “visite a domicilio” eseguite con cadenza mensile dal marito presso le sedi delle società favorite al fine di incassare il denaro.

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Nelle conversazioni intercettate, la moglie, riferendosi a un imprenditore “moroso” che doveva corrispondere loro “anche 500, 1000 euro al mese”, spingeva il marito a prospettare conseguenze spiacevoli, ossia la mancata aggiudicazione di gare che non sarebbe più avvenuta nemmeno se l’interessato avesse “pianto”. All’esito delle indagini, su disposizione del GIP del Tribunale di Urbino, dott. Vito Savino, le Fiamme Gialle hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del funzionario e diverse perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di tutte le persone coinvolte. 

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