Tra amore e le fragilità: "Passeggiata di salute" è un antidoto contro la società post Covid

“Passeggiata di salute”, è lo spettacolo teatrale la cui prima nazionale è andata in scena al teatro Muse di Ancona

Promenade de santé© Laila Pozzo

«Ho scelto passeggiata di salute di Nicolas Bedos per molti motivi. Il primo perché è un testo complesso, pieno di insidie e di possibili chiavi di lettura».

Lo dice il regista Giuseppe Piccioni parlando del suo spettacolo teatrale “Passeggiata di salute”, la cui prima nazionale è stata ieri sera al teatro Muse di Ancona, dove sarà in scena fino al 1 ottobre (Le info qui). Io però, quando sono uscito da teatro, non ho avuto molti dubbi sul debutto assoluto nel teatro di prosa per Piccioni perché ieri sera mi sono emozionato davvero di fronte a questa commedia, capace di trascinare la platea su montagne russe fatte di divertimento e sofferenza. Nello spettacolo rappresentato nel capoluogo dorico da attori del calibro di Filippo Timi e Lucia Mascino, ho trovato potente l’immagine dell’essere umano come essere fragile, imperfetto, sempre alla ricerca di un equilibrio che forse non troverà mai. 

Come in una pista perfettamente circolare, l’amore e le fragilità si rincorrono, si toccano e si confondono. Questo spettacolo ci ricorda come l’amore sia esso stesso capace di generare le più grosse fragilità di cui non potremo mai fare a meno nella nostra vita. Per quanto possiamo aver sofferto le pene dell’inferno, come quelle patite dal protagonista dell’opera, sarà sempre un desidero al di fuori di noi ad attrarci verso qualcuno e non saremo mai noi a scegliere verso chi possano correre veloci i nostri sentimenti. Saremo sempre le “vittime” di un sentimento che, crescendo in noi, ci rende insicuri, ossessivi, come in una psicosi. Quella in cui vivono i protagonisti, due “folli” che nel loro delirio, di una cosa sentono il bisogno, ancor di più di chi siamo abituati a considerare normali: la comprensione di cui è capace solo chi ricambia quel sentimento e che si palesa con un abbraccio confortevole. Proprio nell’abbraccio trova il culmine lo spettacolo che, in pochi momenti, Piccioni sceglie di farci vedere a tutto schermo. Non è un caso visto che il regista venga proprio dal lì, dalla cinematografia. 

Così “Passeggiata di salute” è la rappresentazione in cui uomo e una donna su una panchina si divertono, si piacciono, si desiderano. Lei gli dirà: ti amo. Lui vorrebbe dire: anch’io. Solo che la loro panchina si trova nel giardino di un centro psichiatrico. E la Mascino interpreta quella follia d’amore così bene da farci toccare quella sofferenza, costringendoci ad una pericolosa empatia con il suo personaggio, ci porta a tremare come si trema all’idea di perdere la persona amata. Ma alla fine l’amore diventerà la cura. 

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Non sarà sempre facile distinguere il vero dal falso, ma non sarà neanche così importante perché, appunto, folli si diventa nell’amore e nella follia ci può essere un’amore vero. Alla fine “Passeggiata di salute” va oltre l’amore e ci regala la consapevolezza che non c’è niente di male ad essere fragili o deboli. Soprattutto dopo l'esperienza del Covid, “Passeggiata di salute” riporta in primo piano i sentimenti. E’ una boccata di ossigeno, che ci rigenera da una quotidianità dove campeggia l’apparenza, da una società in costante celebrazione di una perfezione, fisica e morale, che nell’uomo non esiste. 

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