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Crisi Conerobus, pandemia e rincari. Il CdA: «Paghiamo a caro prezzo gli investimenti fatti»

Il Consiglio d'Amministrazione dell'azienda di TPL fa chiarezza sulla situazione contabile

ANCONA- Dopo giorni di riflettori puntati sullo stato di salute “precario” di Conerobus, il presidente dell’azienda di TPL, Muzio Papaveri, insieme a tutto il Consiglio di Amministrazione, ha deciso di fare chiarezza sulla situazione contabile, spiegando come si è arrivati al buco di sei zeri nel bilancio. In una nota, il CdA ricorda che il servizio pubblico è stato garantito anche nel corso della pandemia in una città, come quella di Ancona, «che ha delle specificità uniche in tutta la regione in termini di utenza e di chilometraggio. Basti pensare che nel 2019, anno di riferimento pre Covid, erano circa 20mila le persone che ogni giorno raggiungevano il capoluogo per motivi di studio o di lavoro. Nel 2023 stiamo recuperando ma secondo le analisi governative e delle associazioni di settore la normalità tornerà solo nel 2024. Nel frattempo con lo smart working abbiamo perso 2 milioni di euro di abbonamenti». Per quanto riguarda il valore totale dei debiti del 2021 pari a 22,6 milioni di euro, «il dato va contestualizzato e analizzato in correlazione con le altre poste patrimoniali quali, in particolare, le attività liquide/attivo circolante di breve termine pari a 18,8 milioni. La lettura congiunta di tali dati evidenzia un’esposizione finanziaria netta 2021 pari a euro 3,8 milioni, naturale per un’azienda che ha effettuato investimenti, anche durante il periodo pandemico, in nuovi mezzi acquistati, in parte con contributo pubblico e in parte con ricorso al debito bancario. I medesimi dati relativi all’anno 2019, pre pandemia, erano di 18,8 milioni di debiti contro 16,4 di attivo circolante, con una esposizione finanziaria di netta di 2,4 milioni». Il CdA di Conerobus spiega che l’evoluzione dell’esposizione finanziaria è stata la conseguenza «della politica degli investimenti per il rinnovo della flotta aziendale, per beneficiare dei contributi pubblici disponibili in questi anni oltreché, inevitabilmente, per l’aumento dei costi (tra cui il rinnovo del CCNL) e gli effetti della pandemia. Al netto di queste partite l’esposizione finanziaria non sarebbe aumentata, ma con ogni probabilità sarebbe potuta migliorare».

Investimenti che ora l’azienda sta pagando a caro prezzo a causa dei rincari energetici aggravati ulteriormente dalla guerra in Ucraina. «Un altro evento assolutamente non prevedibile. Con poco meno di 100 bus a metano sui 240 del parco mezzi, il rincaro degli ecocarburanti ha inciso per 3 milioni di euro. Eppure il servizio funziona. L’apporto della bigliettazione copre oltre il 35%, percentuale prevista dalla legge, se guardiamo al solo servizio urbano di Ancona». Per quanto riguarda il personale, «con i sindacati sono stati stretti oltre 30 accordi sindacali che dimostrano il forte lavoro di condivisione per superare i problemi su straordinari, ferie, riposi, part time. Ora dobbiamo proseguire questo lavoro virtuoso per superare le attuali divergenze che riguardano l’orario di lavoro nel rispetto del contratto nazionale. Per quanto riguarda nuove assunzioni ci siamo orientati su ingegneri e altri lavoratori fortemente specializzati perché guardiamo al futuro di un servizio che solo grazie alla digitalizzazione, a partire dalla bigliettazione elettronica, potrà diventare sempre più vicino alle esigenze delle persone, meno costoso e più fruibile per la collettività». Infine, per quanto riguarda le spese per consulenze «sono marginali sul bilancio Conerobus. Si tratta di spese per servizi professionali non evitabili, in quanto specificità tecniche non presenti in azienda, di spese legali e di investigazioni legate ad episodi che hanno riguardato comportamenti fraudolenti da parte di alcuni dipendenti che l’azienda ha voluto perseguire per tutelare la stragrande maggioranza dei lavoratori onesti».

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