«La sanità pubblica si fa con 470 milioni e sì al bypass, ma no all'uscita Nord-porto»

Fabio Pasquinelli, 39 anni di Osimo, avvocato laureato a Bologna e con un dottorato di ricerca in Economia del diritto, è il candidato presidente delle Marche per la Lista Comunista

Fabio Pasquinelli

Fabio Pasquinelli, 39 anni di Osimo, avvocato laureato a Bologna e con un dottorato di ricerca in Economia del diritto conseguito alla facoltà Politecnica delle Marche, è il candidato presidente delle Marche per la Lista Comunista. Lanciato dal segretario nazionale Marco Rizzo, oggi ad Ancona, ha prima spiegato che cosa significa essere oggi comunista e perché hanno intrapreso una strada diversa da quella dell’altro candidato alla sinistra del Pd: Roberto Mancini di “Dipende da noi (GUARDA IL VIDEO).

Poi ha risposto alle domande sui temi e, per Pasquinelli, le prime cose da fare per le Marche sono 2: «Riportare al centro un sistema di sanità pubblica perché qui fino al 2010 c’era un sistema tra i migliori in Europa e costruire un progetto post sisma che però non riguardi soltanto i territori colpiti, ma che sia ricostruzione socio economica per tutta la Regione».

Visto che i comunisti sono tra i più strenui difensori della sanità pubblica e che, se non il primo, è tra i primi temi a cui mettere mano, come si fa tornare indietro senza essere forza di governo visto che il sistema sanitario è anche frutto del decreto Balduzzi, licenziato dal governo Monti? «Noi vogliamo triplicare le prestazioni sanitarie perché quando si obbliga la struttura pubblica ad essere più celere nell’evadere le richieste dei pazienti, si riduce lo spazio per l’attività privata. Ma per fare questo è necessario mettere mano ai contratti degli operatori sanitarie bisogna  pagare straordinari e assumere nuovo personale».

Ma questo si può fare senza lavorare sul decreto nazionale? «Si può fare perché il presidente delle Marche e il consiglio delle Marche possono prevedere delle deroghe alla legge nazionale. Il  punto infatti è che fino ad oggi questo è stato un grande scaricabarile perché, fino ad un certo punto, Ceriscioli hanno derogato su alcuni punti, come sul punto nascita di Fabriano e poi non hanno più derogato per cui è stata una scelta politica. Noi siamo contrari a questo modo di piegarsi ai diktat del governo centrale, abbiamo le risorse per farlo, basta recuperarle dai finanziamenti alla sanità privata che ammontano a 350 milioni di euro all’anno, più abbiamo 70 milioni che perdiamo in mobilità passiva».

Centrodestra e centrosinistra non sono la stessa cosa di fronte alla sanità privata. «Entrambi perseguono un modello privatistico, ma se passiamo al Centrodestra passiamo dalla padella alla brace perché dove governa la destra, Lombardia e Veneto, le privatizzazioni sono anche più spinte». 

Parlando di infrastrutture, quali servono alle Marche? «Alle Marche non servono grandi opere, che dreno molte risorse dal bilancio pubblico e spesso restano delle incompiute. Interveniamo sulle infrastrutture esistenti, prima tra tutti la terza corsia sulla A14 e il raddoppio dell’Alta velocità ferroviaria Falconara-Orte, poi guardare anche viabilità interna come raddoppio della Statale, il completamento della Salaria e per questo territorio, l’opera più importante è l’arretramento della ferrovia di Falconara, mentre non serve l’Uscita a nord del porto di Ancona non serve». 

Terremoto. Siamo tutti per la sbrurocratizzazione, ma per lei cosa significa? «Significa opporsi al commissariamento: è inaccettabile che  il presidente e governo della Regione cappi di fronte alla responsabilità. Abbiamo avuto 4 commissari e troppe passerelle politiche. E’ necessario che il presidente prenda in mano il governo e noi proponiamo di sburocratizzare mediante un consorzio pubblico al quale possono partecipare con gare pubbliche imprese del territorio, così da avere l’affidamento diretto dei lavori». 

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I comunisti hanno sempre criticato il Movimento 5 Stelle ma perché avrebbe tradito ideali in cui voi vi rivedevate. Mercorelli può essere un alleato nelle Marche per voi? «Non abbiamo mai guardato ai 5 Stelle come una soluzione, ma come un grande inganno per i ceti sociali più deboli. No, non abbiamo alcuna intenzione di collaborare, soprattutto in questa fase in cui, dopo aver detto che mai avrebbero stretto alleanze, hanno fatto 2 coalizioni di governo, prima succubi alla Lega e oggi all’Unione Europea e al Pd». 

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