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Comune: la Maurizi si dimette, Gramillano sempre più solo

Anche l'assessore Marina Maurizi ha lasciato ufficialmente ieri il suo incarico, rassegnando nelle mani del sindaco Gramillano le sue deleghe senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa

L'ex assessore Marina Maurizi

Anche l’assessore Marina Maurizi, in quota PS, ha lasciato ufficialmente ieri il suo incarico a Palazzo del Popolo, rassegnando nelle mani del sindaco Gramillano le sue deleghe senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, scrivendo in un comunicato – ripreso poi dalla stampa – che “La scelta di passare all'opposizione è sbagliata e contraria agli interessi di Ancona”.

L’ex assessore fa nomi e cognomi: “Tale volontà di opposizione ma soprattutto di favorire la caduta della giunta e di giungere a elezioni anticipate è stata perseguita caparbiamente da una componente del Ps, quella guidata dall'ex assessore regionale Lidio Rocchi. È una posizione del tanto peggio, tanto meglio, che spera di conseguire un vantaggio elettorale del tutto opinabile, che ritegno sbagliata e contraria agli interessi di Ancona, che purtroppo ha finito per convincere la maggioranza del Ps. Al contrario credo che i socialisti debbano rivendicare la propria cultura riformista, praticando una politica di governo responsabile. Sostenere questa posizione di minoranza sarà il mio compito nel Ps”.

Gli assessori dimissionari dei governi Gramillano (I e II) salgono così a 15, mentre è ancora vacante il posto di vicesindaco lasciato libero dall’Udc Dellabella, dimessosi in polemica con l’aumento dell’Imu sulla prima casa.
Sul preside-sindaco pende la spada di Damocle del suo stesso partito, che gli ha imposto di sistemare il bilancio entro settembre e poi lasciare la poltrona di primo cittadino, per portare la città ad elezioni anticipate nel 2013. L’unica speranza per Gramillano è dunque quella di rinsaldare una maggioranza e imprimere un forte impulso riformatore in poco più di un mese, per portare risultati talmente eclatanti da far cadere l’ultimatum del Pd. Impresa disperata? Tocca a lui provare il contrario.


 

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