Aborto, nelle Marche obiezione oltre il 70%: presidio davanti alla Regione

Il Coordinamento regionale per l'applicazione della legge 194 manifesta davanti a Palazzo Raffaello per regolamentare l'istituto

La Legge 194/78 che legalizza l’interruzione di gravidanza (I.V.G) compie 40 anni e martedì 29 maggio il coordinamento regionale “194 senza obiezione” ha organizzato un presidio alle 12, davanti il palazzo della Regione Marche «per affermare – si legge in una nota - che oggi come ieri è particolarmente significativo battersi per il rispetto di una legge simbolicamente e fattivamente importante per l’autodeterminazione e la salute di tutte le donne. Una legge voluta fortemente dalla società civile e sostenuta dalle donne e dai loro movimenti. A quaranta anni l’applicazione della Legge non è garantita nella maggior parte delle strutture sanitarie del Paese, compresa la Regione Marche dove l’obiezione di coscienza tocca il 70,1% delle strutture». Nella stessa giornata in consiglio regionale si discuterà l’interrogazione del consigliere Busilacchi per valutare lo stato d'attuazione della mozione approvata dal consiglio regionale lo scorso 10 ottobre. 

«La mozione – prosegue il comunicato - impegna la Giunta regionale a vigilare e regolamentare l’entità e la distribuzione presso le strutture sanitarie pubbliche regionali di ginecologi non obiettori di coscienza, per garantire che il servizio d’interruzione di gravidanza sia fornito in modo uniforme su tutto il territorio regionale; inoltre impegna la Giunta a valutare la possibilità di predisporre procedure di bandi pubblici per l’assunzione di personale non obiettore. Non secondaria è la richiesta di potenziamento dei consultori familiari per il sostegno della procreazione consapevole. I nuovi attacchi alla legge 194 e gli innumerevoli tentativi di impedirne la normale applicazione, di renderla inoperante a causa dell’obiezione di coscienza risultano indegne di un paese democratico. Sostenere la piena applicazione della legge, significa sostenere la difesa dei diritti delle donne, ma anche affermare un principio di democrazia, di libertà e di responsabilità della persona».
 

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