Venerdì, 30 Luglio 2021
Cultura

Teatro, diventare "adulti" nella Francia di Napoleone: ecco "I duellanti" di Boni

Siamo nel XIX secolo quando i due protagonisti Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e Armand D'Hubert, posato uomo del nord si scontrano in una serie infinita di duelli che dureranno più di 20 anni

Credit Federico Riva

La prima de "I Duellanti” andata in scena giovedì sera alle Muse di Ancona è stato di per sé un successo per la cultura teatrale anconetana perché, come di consuetudine, l’ultimo spettacolo di ogni stagione rappresenta sempre anche la presentazione dell’anno nuovo (TUTTO IL PROGRAMMA). E se consideriamo che Marche Teatro si affaccia al 2016/17 dopo aver registrato più di 50mila spettatori nella stagione che si sta chiudendo proprio con la rappresentazione firmata Alessio Boni (in scena fino al 17 aprile), allora è chiaro come l’obiettivo del calendario teatrale di Muse e Sperimentale sia stato centrato. Al punto che ieri sera, prima che si aprisse il sipario, è salita sul palco la direttrice artistica Velia Papa per ringraziare il pubblico: «Grazie a tutti voi che ci permettete di crescere e migliorare il nostro servizio. Per questo abbiamo deciso di premiarvi con uno spettacolo in più, il cui titolo sarà una sorpresa per gli abbonati della prossima stagione e che annunceremo prima dell'estate. Grazie a tutto il personale e grazie a tutti voi».

LO SPETTACOLO. "I duellanti" è un romazo scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento: Józef Teodor Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, che racconta una sorprendente storia. Non solo francese ma napoleonica. Siamo infatti nel XIX secolo quando i due protagonisti Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord si scontrano in una serie infinita di duelli che durano più di 20 anni e segnano le loro vite da militari della Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Sono Ussari per la precisione e, nella viscerale rivalità, sono anime gemelle. Anche una campagna dura e devastante come quella in Russia, che li vede sopravvissuti nella stessa trincea, tra centinaia di migliaia di francesi caduti in battaglia, non serve a placare quella che per i due petti in fiamme è diventata ormai una questione d’onore. Bisognosi l’uno dell’altro. Perché non più semplici avversari, ma nemici per la vita. E la posta in gioco è sempre l’onore. Basta un'illazione o un minimo affronto a far sguainare le spade. Al punto da strappare anche qualche sorriso al pubblico dell’era post moderna. Ma è proprio il concetto di onore, attraverso i mutamenti storico-politici, la chiave di lettura per capire come quei duelli, inseriti in un’ambientazione fatta di impalcature mobili e resi nobili da attori di livello, rappresentino anche il percorso attraverso il quale i protagonisti, più D’Hubert che Feraud, diventano “adulti”. Quelle stoccate per ferire, sono la metafora di un percorso che è anche interiore. Scontri dirompenti, innescati da piccole scintille a contatto col fuoco di giovani militari pronti a ricercare gloria e rivendicare il proprio coraggio, lasciano spazio a nuove consapevolezze. Fino a quando i due, non più giovanissimi, riscoprono l’importanza di altri valori. Coerentemente con il passaggio storico dal regime Napoleonico alla Repubblica, la gloria lascia spazio all’amore. Il brivido della battaglia lascia spazio alla vita.

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