ADI: “Ancona, il dottorato più caro d’Italia. Tasse in aumento del 545%”

"Auspichiamo che il rettore recuperi in extremis la lungimiranza che lo ha contraddistinto durante tutto il suo mandato, e torni sui suoi passi abolendo in tutto e per tutto questa odiosa tassa sul talento"

“Con il nuovo bando di concorso per il dottorato, l’Università Politecnica delle Marche si appresta a chiedere a tutti i suoi dottorandi, borsisti compresi, un contributo per l’accesso e la frequenza ai corsi pari a 1051.38 €. Tale contributo, approvato dal Consiglio di Amministrazione del 28 giugno 2013, include una quota di 888.38 € destinata a rimpinguare le casse dell’ateneo di Ancona. Tale cifra rappresenta un aggravio del 545% rispetto a quanto dovuto dai borsisti fino allo scorso anno, ed in pratica equivale a privare i borsisti di una intera mensilità della borsa di studio”.
A puntare il dito contro l’Univpm – calcolatrice alla mano – è l’ADI Ancona, ovvero la sede dorica  dell'Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani.

Ecco cosa scrive l’ADI sul suo sito (https://adiancona.wordpress.com/2013/10/07/tassa-sul-talento/):

“L’Università Politecnica delle Marche fa parte di uno sparuto gruppo di atenei italiani (3, sino a questo momento) che hanno deliberato una tassazione sui dottorandi borsisti, tra di essi è l’unico a non prevedere un contributo progressivo in base al reddito e quello che, in pratica, impone la tassazione più alta.

Tutto ciò risulta del tutto incomprensibile, soprattutto se si pensa che il bilancio consuntivo 2012 si è chiuso per l’Università Politecnica delle Marche con ben 8 milioni di euro di avanzo, una cifra frutto della gestione oculata del rettore uscente, prof. Marco Pacetti, e del direttore generale Luisiana Sebastianelli. In un comunicato stampa del 18 giugno 2013, il rettore, vantando l’ottimo risultato ottenuto, annuncia cospicui investimenti in ricerca, per 5 milioni di euro.

Purtroppo, a pagare parte di quei 5 milioni di euro per la ricerca saranno proprio i giovani ricercatori in formazione. Da una prima stima che ADI-Ancona ha effettuato, la nuova tassazione produrrà a regime (tra 3 anni) circa 250 mila euro di nuove entrate per l’Università, pari a meno dello 0,5% del totale delle entrate proprie (ovvero senza considerare i finanziamenti statali). Una cifra irrisoria per il bilancio dell’ateneo, e che probabilmente non servirà a finanziare un piano per la valorizzazione del dottorato di ricerca, che invochiamo da tempo.

ADI-Ancona denuncia con forza quella che ritiene l’ennesima ingiustizia ai danni dei dottorandi, che non potrà che produrre effetti negativi sull’ateneo nel suo complesso. A causa di questa scelta paradossale per cui gli studenti meritevoli, vincitori di una borsa di studio, sono costretti a rinunciare ad una mensilità, l’Università Politecnica delle Marche rischia di:

- perdere i suoi migliori studenti, che sceglieranno di proseguire la loro carriera negli studi in atenei che offrono loro un trattamento economico migliore o, nel caso peggiore, addirittura all’estero;

- demotivare i giovani ricercatori e far aumentare la percentuale di coloro che scelgono di abbandonare il dottorato di ricerca per un lavoro meglio retribuito;

- scoraggiare i meno abbienti a proseguire negli studi, in violazione del dettato costituzionale.

Parafrasando un fortunato slogan di qualche anno fa, l’Università Politecnica delle Marche si appresta a diventare l’ateneo delle “Quattro T”: Talenti, Tecnologie, Territorio e TASSE. Auspichiamo che il rettore recuperi in extremis la lungimiranza che lo ha contraddistinto durante tutto il suo mandato, e torni sui suoi passi abolendo in tutto e per tutto questa odiosa “tassa sul talento”.

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