Terremoto, il mese dopo: ancora 200 marchigiani sotto le tende

Chiuse quattro tendopoli a Acquasanta, Spelonga, Montefortino e Amandola e ci si concentra sui moduli abitativi. La Regione fa il punto della situazione: «Pronti entro la prossima settimana»

Tendopoli a Borgo di Arquata del Tronto

Quattro tendopoli già smantellate, moduli abitativi in via di montaggio e ancora 200 persone da sistemare entro la prossima settimana. A un mese dal tragico terremoto che ha squassato l'Appenino, la Regione fa il punto della situazione. Si lavora in velocità anche perché, con l'autunno alle porte, le temperature stanno rapidamente scendendo. L'altra notte ad Arquata si sono registrati 6 gradi di minima. Molti sfollati sono stati accolti in strutture turistiche. Altri sono potuti rientrare in casa dopo i controlli sull'agibilità effettuati dai vigili del fuoco. Al momento, sotto le tende, restano meno di 200 persone. Erano 1257 nei primi giorni dell'emergenza. Sono quattro le tendopoli smantellate: Acquasanta Terme e Spelonga di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, Montefortino e Amandola nel Fermano. A Borgo di Arquata è ancora operativa, con turni massacranti dalle 5 del mattino fino alle 10 di sera, la cucina da campo che rifornisce anche i volontari e il personale di ausilio proveniente da altri Comuni che si alterna sul posto. «Ad oggi – fa sapere la Regione - su 29mila richieste di sopralluogo su edifici pubblici e privati delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata ne sono state evase 3.850. Per ora sono 1.400 gli edifici dichiarati inagibili». 

Capitolo a parte, quello che riguarda gli edifici scolastici. Sono arrivate alla Regione 468 richieste di sopralluogo e "solo" 18 scuole sono state dichiarate inagibili. Nei giorni scorsi i consiglieri regionali della Commissione Sanità hanno ospitato in audizione i vertici della sanità marchigiana. Durante la seduta è emerso che degli 11 feriti gravi trasportati nell'immediato post sisma all'ospedale di Torrette, solo uno è ancora ricoverato – fuori pericolo di vita – nel reparto di ortopedia. Gli altri sono stati dimessi. «Particolare considerazione – ha ricordato il presidente della Commissione Fabrizio Volpini – va data al ruolo svolto dai medici di medicina generale, figure chiave nell'emergenza e fulcro delle attività di coordinamento, anche in virtù del rapporto di conoscenza privilegiato e fiduciario che li lega con le popolazioni residenti». Secondo la vicepresidente della Commissione, Elena Leonardi «serve adesso una grande attenzione al dopo, sia verso le popolazioni che per le strutture socio-sanitarie presenti sul territorio, ponendo come prioritari gli interventi per ridurre la vulnerabilità sismica degli edifici».

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