Cronaca

Bio-fertilizzanti, le Marche campione della sostenibilità agricola

La valorizzazione dei sottoprodotti del biogas sono al centro di un innovativo progetto, finanziato da fondi europei e primo nella regione nel suo genere, promosso dall'Università Politecnica delle Marche

Prove di consolidamento nella Green Economy  per la feconda  e multiforme agricoltura marchigiana. E' stato presentato questa mattina, (venerdì 29 settembre) uno dei progetti regionali più all’avanguardia nle settore dei bio-fertilizzanti. Si tratta  di un’innovazione promossa dall'Università Politecnica delle Marche, dal Consorzio italiano Biogas, dal Centro Ricerche produzioni animali e dalla società agricola Valleverde, capofila e sperimentatrice dell'iniziativa, nel corso del convegno "La Via marchigiana per la riduzione dell'impronta di carbonio sulle produzioni agricole" al Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali della Facoltà di Agraria. Al centro degli interventi  lo sviluppo di un'agricoltura incentrata sull'uso di sottoprodotti della lavorazione del biogas - da non considerare scarti - ma, come il digestato, risorse prive di impatto sull'ecosistema, con un valore economico preciso, che va adeguatamente sfruttato presentando anche un alto potenziale agronomico. Proprio le caratteristiche complessive del digestato ne fanno un bio-fertilizzante commerciale ad alta sostenibilità, tanto che grazie ad esso sarà possibile puntare su un'agricoltura “carbon negative”, una agricoltura che non solo “emette di meno”, ma diventa soggetto attivo nella cattura e fissazione della CO2 in atmosfera

Il progetto che vuole valorizzare l'utilizzo di bio-fertilizzanti si muove, in generale nel solco della tutela ambientale, della funzionalità del suolo, della gestione sostenibile delle risorse e del risparmio energetico.  "Lo scopo del nostro gruppo operativo- ha affermato Valentina Secondini (responsabile del progetto), è quello di valorizzare, nel complesso, i sottoprodotti generati dall'attività agricola, mantenere il suolo coperto il più a lungo possibile inserendo le colture intercalare o colture d'integrazione in aggiunta alle colture feed- food (prima e dopo) con lo scopo di produrre  "carbonio aggiuntivo", mantenere ed incrementare la fertilità del suolo (mediante l'apporto di sostanza organica con ACCUMULO di C nel suolo) e sostenere le colture impiegando regolarmente il digestato secondo piani di fertilizzazione ottimali. Sono concetti ribaditi anche da Ester Foppa Pedretti (Dipartimento di Scienze Ambientali Univpm Ancona) che ha passato in rassegna le tappe previste di realizzazione del progetto.

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