Cassa integrazione alla Raffineria Api, i sindacati: «Dubbi sulla salute e sicurezza dei lavoratori»

Le Rsu: «Inaccettabile la proposta del drastico taglio del personale addetto al presidio delle apparecchiature lasciate ferme»

Foto di repertorio

La RSU di Api Raffineria di Ancona a seguito dell’incontro del 31 marzo con la Direzione Aziendale, è venuta a conoscenza della modalità di attuazione della Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria richiesta dall’azienda.

«L’assetto del sito comunicatoci e con il quale l’azienda ritiene di poter gestire le attività durante le 9 settimane di durata di fermo impianti, viene cosi appreso da RSU ed RLSA a poche ore di distanza dall’entrata in vigore del regime di cassa integrazione - si legge nel comunicato dei sindacati -, lasciando così pochissimo spazio e margine di discussione e confronto su quello che di solito è l’argomento alla base in trattative volte ad una riorganizzazione del lavoro collettivo: la sicurezza sui luoghi di lavoro».

«A tal proposito, riteniamo inaccettabile la proposta fatta che vede un drastico taglio del numero del personale in turno addetto al presidio delle apparecchiature lasciate ferme, con presenza di prodotto (benzina-gasolio-idrogeno ecc.) e non bonificate, una azzardata rivisitazione della composizione dei componenti della Squadra di Primo Intervento. Allo stesso modo riteniamo non accettabile il drastico taglio del personale giornaliero al quale, vista la specificità delle mansioni e dei ruoli, non può essere garantita una rotazione omogenea con conseguente ripercussioni sui carichi di lavoro. In un momento così delicato e dai risvolti drammatici in cui lavoratori, ma ancor prima cittadini, sacrificano anche la vita per poterne salvare altre e garantire un più veloce ritorno alla normalità, in un momento così solidale in cui alcuni classi imprenditoriali adottano politiche atte a garantire salute, sicurezza e sostegno economico ai propri lavoratori ed alla collettività, siamo spiacenti di appartenere ad un'altra classe la quale “sembra” invece voler perseguire la consolidata via del “limitare i danni”». 

«A tale proposito la RSU vuol portare a conoscenza del fatto che i lavoratori, pur di mantenere alto il livello di sicurezza all’interno del sito e quindi anche dell’esterno per quello che è di competenza, hanno dato disponibilità di continuare tutti nella propria attività lavorativa pur adottando il trattamento economico previsto dal regime di cassa. Pur riconoscendo lo stato di difficoltà a livello nazionale, rimaniamo perplessi che la “nostra” è l’unica raffineria in Italia ad adottare il DPCM del 20 marzo scorso legata al COV-19, forse questo a causa della grande distanza esistente fra la nostra collocazione geografica e la parte dirigente che da Roma governa senza tenere conto delle realtà locali». 

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