Era il gancio della 'Ndrangheta ad Ancona, sequestrati beni per 1,5 milioni

Si sarebbe arricchito ricoprendo ruoli apicali nel traffico di droga della 'Ndrangheta nelle Marche. E' stato condannato nel 2011. «Si colpiscano i patrimoni mafiosi» ha detto il Procuratore Generale Costaiola

Aveva costruito una fortuna con il traffico internazionale di cocaina, ricoprendo ruoli apicali nelle Marche per conto della ‘Ndrangheta. Sarebbe stato dunque il referente per Ancona e Marche delle più importanti cosche calabresi. Tanto da essere condannato nel 2011 in via definitiva dal tribunale di Milano per traffico internazionale di droga. Sentenza che, a sua volta, diede il via all’indagine di natura patrimoniale del GICO della Guardia di Finanza di Ancona e del Nucleo di Polizia Tributaria di Perugia che, coordinati dal Sostituto Procuratore Generale umbro Giancarlo Costagliola, gli hanno ora sequestrato beni per 1,5 milioni di euro. Si tratta di F. C., 54 anni nato e residente ad Ancona (il nome del soggetto, espressamente richiesto dalla stampa, non è stato fornito della Magistratura). Sarebbe stato però lui a fare fortune con montagne di polvere bianca, con i cui proventi si é comprato appartamenti tra Ancona e la Bulgaria. Infatti le fiamme gialle gli hanno sequestrato una villetta in zona Brecce Bianche e un altro appartamento in città con tanto di garage. In Bulgaria altri due appartamenti, due box auto e un terreno. Infine una macchina e una motocicletta Goldwing (da cui il nome dell’operazione). Tutto riassegnato all'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, per il loro reimpiego in finalità istituzionali e di utilità sociale. Il trafficante anconetano avrebbe addirittura finto una separazione dalla moglie per blindare i suoi beni immobili e mobili, ma grazie alle indagini è stato possibile scoprire come l'assicurazione dei veicoli, anche questi intestati alla presunta ex coniuge, in realtà fossero pagati ancora dall’uomo. Gli inquirenti sono partiti dall'analisi di carte, dichiarazioni dei redditi e conti correnti risalenti addirittura al 1979. Non è stato facile ricomporre il puzzle, anche perché buona parte del patrimonio era stato spostato all’estero, in Bulgaria appunto, intestando tutto alla moglie.

«I patrimoni mafiosi o illecitamente accumulati  si devono colpire - ha detto il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Perugia Costaiola - E’ l’unica arma efficace di dissuasione contro la criminalità organizzata che non sopporta di perdere soldi. Ormai il nostro processo penale, da solo, non funge più da deterrente e per colpire al cuore la criminalità, bisogna colpire le sue ricchezze». 

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