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Domenica, 26 Maggio 2024
Cronaca

Traffico rumoroso in piazza Cavour, per il tribunale la colpa non è dei dirigenti. «Ne dovrà rispondere il sindaco»

Assolti Luciano Lucchetti e Claudio Centanni dall'accusa di disturbo della quiete pubblica. Il giudice rinvia gli atti in Procura. «Il reato è ancora persistente e pemanente»

ANCONA - I forti rumori in piazza Cavour le hanno tolto tranquillità e anche il sonno. Per questo una avvocatessa aveva denunciato il Comune per disturbo della quieta pubblica facendo finire a processo Luciano Lucchetti, ex ingegnere capo con delega alla viabilità (oggi ormai in pensione) e Claudio Centanni, architetto delegato alla mobilità urbana. La donna in piazza Cavour ci abita e si sorbisce anche lo snodo fastidioso dai bus che lì passano e fanno capolinea a tutte le ore e in tutte le stagioni dell'anno e il traffico cittadino, anche questo a tutte le ore. Ieri il procedimento penale è arrivato ai titoli di coda al tribunale di Ancona dove la giudice Alessandra Alessandroni ha assolto i due dirigenti comunali per non aver commesso il fatto ma ha anche ritenuto il problema dei rumori reali e ancora persistenti tanto che a risponderne dovrà essere la sindaca della città, Valeria Mancinelli. Nella sentenza letta in aula la giudice ha sottolineato che «poiché il reato sussiste ed è un reato tutt'ora permanente e persistente e non prescritto, dispone la trasmissione degli atti alla Procura nei confronti del sindaco della città di Ancona e di ogni alto eventuale soggetto responsabile o corresponsabile per il reato di cui al capo di imputazione». Per capire la decisione bisognerà attendere l'uscita delle motivazioni della sentenza tra 90 giorni.

Stando all'istruttoria il problema dei rumori dovuti ad un flusso di traffico intenso, sia per i bus che per i veicoli normali, non sarebbe risolto ma non per colpa dei due imputati assolti con formula piena. Per questo gli atti sono stati rinviati alla pubblica accusa che dovrà verificare se ci siano o meno responsabilità da parte di chi governa la città. Nel processo era stata sentita, nelle udienze scorse, anche la residente, parte civile con gli avvocati Annalisa Marinelli e Irene Pastore. «Ho dovuto cambiare infissi di casa – aveva raccontato la parte offesa, Eleonora Bove - e andare da una psicologa perché mi è stato tolto il sonno. Quella non è una piazza dove sono stati spesi fior fiore di soldi per ristrutturarla, è una rotatoria per bus». I mezzi pubblici, era stato dimostrato sempre in aula dalla parte civile, durante le soste tecniche ricaricherebbero i compressori di aria, pigiando il piede sull'acceleratore anche per cinque minuti di fila, generando altro rumore. Una pratica che stando alla parte civile non sarebbe consentita in loco ma da fare in deposito. Sommata a tutti i mezzi che transitano ci sarebbe rumore dalle 5 a mezzanotte. In udienza era stata acquisita una perizia tecnica fatta fare dalla Procura all’Arpam, per rilevare proprio i decibel emessi dalla mole di traffico in transito alla quale la difesa dei due imputati, gli avvocati Roberto Tiberi e Antonio Mastri si erano opposti perché non avevano avuto modo di partecipare ai rilievi.

La zona incriminata riguarda i due lati di piazza Cavour che vanno dalla discesa sotto l’ex ospedale fino a quello del loggiato con le arcate. La Procura aveva chiesto la citazione diretta a giudizio dopo un esposto fatto dalla Bove e dopo l’indagine che ha visto l’Arpam effettuare rilievi per mesi nella piazza con una centralina mobile. Il Comune, aveva sostenuto l’accusa, era stato invitato ad adeguarsi ad una direttiva Arpam del 2004 per i limiti di decibel consentiti per piazza Cavour con un indice di tollerabilità pari a 63 decibel diurni e 53 notturni. Dai rilievi fatti ci sarebbe stato invece un costante superamento medio della soglia di tutela per la salute con valori medi di 67 decibel diurni e 59,5 notturni. Sforamenti tra i 4 e i 6 punti in più. Non solo, per Arpam sarebbero stati fuori legge anche i decibel massimi che il Comune ha inserito nel piano acustico comunale. Quindi doppiamente in difetto. L’esposto della residente è di maggio 2018 ma le condotte sul troppo rumore sarebbero tuttora in corso. Per l’accusa i due dirigenti che sono sttai imputati avrebbero omesso qualsiasi iniziativa finalizzata al rispetto della soglia minima indicata e non avrebbero proceduto agli adeguamenti richiesti da Arpam. Nessun piano di risanamento, nessuna rilevazione sulle emissioni prodotte dai veicoli con conseguente causa di rumore generato dal traffico veicolare ordinario e di mezzi pesanti superiore alla tollerabilità di legge. Accuse tutte rigettate dalle difese che ieri hanno avuto ragione. 

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