Ripartono le sagre, Confcommercio: «Paradosso all'italiana, simboli di assembramento»

Viene descritta dall'associazione come una decisione inaccettabile

Immagine di repertorio di una sagra

Tornano le sagre nelle cittadine anconetane e Confcommercio denuncia:  «Un paradosso all’italiana - si legge nel comunicato - da questa settimana la Conferenza Unificata ha dato il via libera, nonostante il permanere dell’emergenza per il Covid-19, alla stagione delle sagre che sono simboli di assembramento, caos e, spesso, di mancanza di rispetto delle norme igieniche. Da una parte dunque ci sono i pubblici esercizi costretti ad osservare norme stringenti e difficoltà economiche dovute ad una ripresa oltremodo problematica e dall’altra le sagre che, in barba agli strettissimi protocolli previsti per le attività economiche in quanto tali, possono riaprire i battenti senza una vera e propria definizione dei limiti nei confronti delle persone. Un paradosso tutto italiano come già detto dato che, solo per fare un esempio, la più importante e famosa sagra del mondo come l’Oktoberfest è stata sospesa a causa del perdurare degli effetti del virus».

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«La decisione di dare il via alle sagre in questo momento è inaccettabile – attacca il Direttore Confcommercio Marche, Massimiliano Polacco – Sono momenti simbolo dell’assembramento, del caos e molte volte sono ai limiti di una concorrenza sleale. E’ un controsenso chiedere sacrifici, con il rispetto di protocolli strettissimi, ai pubblici esercizi e permettere che tornino a svolgersi delle sagre con pochissime limitazioni. Sulla ripartenza del settore abbiamo lavorato a lungo e con impegno per garantire alle Aziende formazione e rispetto delle normative. La sagra rappresenta non solo assembramento ma anche confusione ed è tenuta assieme dalla mancanza di quelle norme che regolano i pubblici esercizi. Tutto il lavoro fatto sul rispetto delle regole rischia di essere vanificato per dare spazio ad attività che coinvolgeranno centinaia di persone ammassate senza controlli specifici e protocolli come quelli applicati nelle imprese della ristorazione o in altri settori affini. Nei locali da ballo si prospettano distanze di due metri e utilizzo delle mascherine, nelle sagre viene consentito tutto. E’ una scelta incredibile che va ad intaccare anche l’aspetto economico. In un momento come questo le aziende faticano a riprendere ed ora si va a togliere fiato ad un settore che dovrebbe essere sostenuto perché costituisce parte fondamentale di una filiera importantissima sia a livello economico che occupazionale. Tra le altre cose, il mercato del Lavoro è un altro dei fattori che rischia di subire contraccolpi negativi nel caso in cui la ripresa non andrà nella giusta maniera, non si dimentichi che proprio il settore dei pubblici esercizi è fonte di sostentamento economico e di reddito per molte famiglie della regione Marche. Questo momento storico era un’occasione per dare regole più precise e per riuscire ad evitare che le finte sagre avessero ancora spazio. Con il via libera senza regole ora il rischio è molto elevato su più fronti». I numeri del fenomeno danno evidenza della portata: «L’anno scorso in Italia ci sono state più di 42 mila sagre - conclude la nota - il giro d’affari è di circa 900 milioni di euro: secondo Fipe-Confcommercio 32 mila sagre non avrebbero alcuna connotazione di tipicità e sarebbero prive del rispetto delle norme richieste alla ristorazione ‘istituzionale’ su igiene, sicurezza alimentare e fiscalità».

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