Cronaca

Rigopiano un anno dopo, sulla strage incombe la prescrizione: «Vogliamo i colpevoli»

E' passato un anno esatto da quel maledetto pomeriggio del 18 gennaio 2017. Oggi, nel primo anniversario della tragedia, nella cittadella dello sport di Penne saranno piantati 29 alberi di leccio

La grande valanga si stacca dal picco della montagna e scende giù a gran velocità lungo un canalone trascinando alberi, rocce e tutto ciò che trova lungo la sua strada, fino ad abbattersi con tutta la sua forza distruttiva su un albergo. E' passato un anno esatto da quel maledetto pomeriggio del 18 gennaio 2017. Oggi, nel primo anniversario della tragedia, nella cittadella dello sport di Penne saranno piantati 29 alberi di leccio, uno per ogni vittima. Alla cerimonia è stato invitato ufficialmente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Signor presidente - si legge nella lettera di invito - nel suo discorso di fine anno ha avuto la sensibilità ed ha onorato i nostri cari con un cordiale ricordo e per questo la ringraziamo tanto. Sappiamo che la sua agenda è piena di impegni, ma le chiediamo di farci un grande regalo partecipando alla nostra cerimonia. La sua presenza conferirebbe lustro alla manifestazione, ma soprattutto connoterebbe la "Lo Stato assente"

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Già, lo Stato, quello che "nel nostro caso è stato assente", dice con amarezza al telefono il portavoce del Comitato vittime di Rigopiano Gianluca Tanda, che nella valanga ha perso il fratello Marco, pilota Ryanair, morto con la fidanzata Jessica Tinari. "Noi non vogliamo sparare nel mucchio e dare la colpa di quanto avvenuto a tutte le istituzioni in generale - dice -. Vogliamo attenzione e non vogliamo essere abbandonati. Soprattutto, ci aspettiamo che a pagare siano quelle istituzioni che hanno avuto delle responsabilità".

L'incubo della prescrizione

Ventinove vittime e un processo non ancora partito. "Massimo rispetto per il tempo della Procura, ma comincio a preoccuparmi anche dei tempi di prescrizione", dice con fermezza Wania Della Vigna, legale della famiglia di Sara Angelozzi, una delle 29 vittime della tragedia. "Restiamo in fiduciosa attesa che le indagini vengano concluse - spiega - e che vengano portati a giudizio coloro sui quali grava con nesso causale la responsabilità dei morti e di coloro che hanno subito le lesioni".

"Per noi non è cambiato nulla"

"A distanza di un anno per noi non è cambiato nulla. Il dolore non si è attenuato - ci racconta il portavoce del Comitato vittime - e le domande restano le stesse: la tragedia si poteva evitare, ma perché è successo? Come è possibile che tante persone hanno sbagliato? Perché non c'è stata comunicazione? Il nostro auspicio è che presto siano indagati tutti i responsabili e che inizi il processo. Noi cerchiamo i veri colpevoli, non 'il colpevole' a tutti i costi". Anche lei teme che possa scattare la prescrizione per alcuni reati contestati? "E' la nostra più grande paura a un anno dalla tragedia - ammette Gianluca Tanda -. Una paura che viene subito dopo il terrore di quei giorni di dodici mesi fa, quando aspettavamo una telefonata che ci dicesse 'il tuo familiare è vivo o è morto'. La prescrizione sarebbe la sconfitta più grande, e anche per questo ritengo sia importante cambiare la legge". 

Rigopiano, la vicenda giudiziaria

Nella vicenda del resort sono indagate dalla Procura di Pescara 23 persone. I reati ipotizzati negli avvisi di garanzia emessi il 23 novembre scorso dal procuratore capo del Capoluogo abruzzese, Massimiliano Serpi, e dal sostituto Andrea Papalia, vanno a vario titolo dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Le indagini dei carabinieri forestali, coordinate dalla Procura pescarese, si sono focalizzate sulla mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da valanga; sulle concessioni rilasciate al resort e sulla mancata realizzazione del nuovo Piano regolatore di Farindola; sulla gestione dell'emergenza neve; sul ritardo con cui, solo il 18 gennaio secondo i pm, si è reso operativo il Centro coordinamento soccorsi nella sala operativa provinciale della protezione civile.

Secondo la Procura, la Prefettura "attivava tardivamente", dopo le 12 del 18 gennaio, il Centro coordinamento soccorsi e la Sala operativa, "e così - si legge nell'avviso di garanzia - ometteva di svolgere tempestivamente il ruolo assegnato dalla legge di coordinamento nella individuazione delle deficienze operative". Secondo i pm, "solo alle 18.28" si attivò "nel chiedere l'intervento di personale e attrezzature dell'Esercito per lo sgombero della neve" e "nel far richiedere, tramite mail, tre turbine spazzaneve alla sala operativa della Regione Abruzzo". I primi ad essere iscritti nel registro degli indagati, tre mesi dopo la tragedia, sono stati il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & SPA", Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara. Il 23 novembre scorso a questi nomi si sono aggiunti quelli di altre 17 persone. Tra questi: Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara; Leonardo Bianco e Ida De Cesaris, rispettivamente ex capo di gabinetto e dirigente della Prefettura del capoluogo adriatico; Pierluigi Caputi, direttore dei Lavori pubblici fino al 2014 e Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile.

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