Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Richiedenti asilo, il Prefetto Darco Pellos lancia l'appello: «Servono più posti letto, avanti chi ha strutture»

In città sono 195 i richiedenti asilo attualmente inseriti nei programmi ministeriali di accoglienza. Ma molti restano fuori per mancanza di strutture. La Prefettura di Ancona lancia l’allarme

ANCONA - Una criticità che emerge ogni giorno sempre più forte. I bivacchi a cielo aperto si moltiplicano in varie parti della città. Il caso più eclatante è quello dell’ex stazione marittima al porto, dove i giacigli sono sotto gli occhi di tutti. Appurato che si tratti di richiedenti asilo, come già testimoniato dai volontari del Servizio di Strada, resta però il problema di come fare fronte a una tale emergenza. L’istituzione di riferimento, in questo caso, è la Prefettura che interviene con il sistema di accoglienza facente parte del progetto ministeriale rivolto ai richiedenti protezione. Ma gli alloggi a disposizione non bastano più. «Gli stranieri in queste condizioni sono sempre più numerosi - spiega il Prefetto -, ma noi stiamo cercando nuovi luoghi per poterli ospitare dignitosamente».

L’appello

Pertanto il Prefetto Darco Pellos ha lanciato un appello alle istituzioni e ai privati: «Ci rivolgiamo a tutti coloro che abbiano disponibilità di alloggi anche in strutture collettive che possano essere convenzionate per la sistemazione di queste persone - ha detto Pellos - aiutateci a trovare una soluzione». Alla ex stazione marittima sono circa una ventina i somali che ogni notte si accasciano sul marciapiede per passare la notte. In altre parti della città, invece, si arrangiano come possono una quarantina di pakistani. Tra i luoghi maggiormente presi di mira la scalinata ai piedi dell’ascensore del Passetto. 

La procedura

I richiedenti asilo alla ricerca di una sistemazione devono, in prima battuta, rivolgersi agli uffici competenti della Questura.  «Successivamente, una volta accolti nei centri, passano all’esame della commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale - spiega il Prefetto -. Poi, fintanto che gli eventuali ricorsi non sono definiti possono rimanere nelle strutture anche per un periodo pluriennale in attesa di definire loro posizione». A questo punto ci sono solamente due strade: «La procedura può concludersi con l’accoglimento dell’istanza per il rilascio del permesso di soggiorno, altrimenti devono tornare nel loro paese di origine» specifica Pellos. Il rischio, però, è che queste persone possano poi sfuggire ai controlli e tornare in strada. 

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