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Morti bianche, maglia nera per le Marche: 9 le vittime nel primo trimestre 2016

Per quanto riguarda l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, sono le Marche ad indossare la maglia nera con un indice di 14,4 contro una media di 5,8

Più di dieci vittime alla settimana nel primo trimestre del 2016. Sono 130, infatti, i decessi rilevati in occasione di lavoro tra gennaio e marzo (a cui si aggiungono altri 46 infortuni mortali avvenuti in itinere). Unico dato positivo, ma non sufficiente ad esorcizzare il tragico bilancio, è il decremento della mortalità registrato in occasione di lavoro -  pari all’8,5 per cento - rispetto al primo trimestre 2015 quando le vittime erano 142.
E’ con questi dati che gli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre descrivono l’emergenza morti bianche in Italia nell’ultima indagine realizzata sulla base di dati Inail.
E nella prima istantanea della dettagliata mappatura è la Lombardia a far rilevare il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (15), seguita dal Piemonte (14), Emilia Romagna (13), Toscana (11), Puglia (10), Marche e Veneto (9), Campania (8), Lazio (7), Sardegna e Sicilia (6). E sono seguite da: Liguria (5), Trentino Alto Adige (4), Umbria, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Calabria (3), e Basilicata (1).

Per quanto riguarda l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, sono le Marche ad indossare la maglia nera con un indice di 14,4 contro una media di 5,8. Il settore delle Attività Manifatturiere quello in cui si continua a contare il maggior numero di infortuni mortali (19, pari al 14,6 per cento del totale dei casi di morte in occasione di lavoro). Al secondo posto le Costruzioni con 16 vittime (12,3 per cento del totale).
Gli stranieri deceduti sul lavoro tra gennaio e marzo 2016 sono 10 (l’11,4 per cento del totale) e le donne 8. La fascia d’età più colpita – che costituisce il 40 per cento di tutte le morti rilevate in occasione di lavoro - è sempre quella compresa tra i 45 e i 54 anni. Ma l’incidenza più elevata della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa coinvolge gli ultra sessantacinquenni.

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