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Senigallia dopo l'alluvione - foto di repertorio

Senigallia dopo l'alluvione - foto di repertorio

La ciclabile, le nutrie e i falsi: le origini dell'alluvione partono da lontano

Dalle indagini della Procura emerge una lunga sfilza di errori e omissioni lungo il Misa. Mangialardi sotto accusa anche per il ruolo di assessore nella giunta Angeloni

Anche non fosse stato eletto sindaco, Maurizio Mangialardi sarebbe comunque finito nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta che cerca di stabilire le responsabilità della devastante alluvione che il 3 maggio 2014 mandò Senigallia sott'acqua e portò alla morte di tre persone. Oltre che vagliare la fase di emergenza, con il dito puntato sull'impreparazione di chi di dovere nel fronteggiarla, l'indagine della Procura è andata indietro negli anni per scoprire le cause "umane" del disastro. Gli oltre 100 milioni di danni a privati, imprese e beni pubblici potevano essere evitati? Secondo la Procura, sì: ciò che è successo non sarebbe solo il frutto di una pioggia eccezionalmente abbondante ma il risultato di una lunga sfilza di falsi, condotte omissive, trascuratezza, ritardi burocratici che parte da lontano.

La pista ciclabile

Finanziata con fondi Ue, il percorso naturalistico ciclopedonale PercorriMisa prende sostanza nel corso del mandato dell'ex sindaco Luana Angeloni. La decina di chilometri lungo l'asta del fiume venne presentata come "percorso di controllo e di guardia del fiume Misa" allo scopo di attingere a quasi 500mila euro di fondi europei. Il Comune avrebbe inoltre dichiarato che l'opera sarebbe stata di gestione provinciale nonostante la Provincia non avesse preso alcun impegno formale in questo senso. Tutto questo a scapito di opere di innalzamento e allargamento degli argini del fiume. 

Le nutrie

Nutrie, alberi, argini che andavano rinforzati e invece trascurati. Altri tasselli tolti dall'equilibrio dell'ecosistema fluviale. Responsabilità della Provincia di Ancona. Ma la manutenzione o non veniva fatta oppure era eseguita in maniera impropria. Come il caso delle tane delle nutrie sugli argini del fiume. Una fitta rete di cunicoli che, in caso di piena, permettono all'acqua di insinuarsi e di far cedere il terrapieno. Si sarebbero dovute arruolare aziende specializzate. Invece i fondi europei erogati per questo capitolo sono finiti nelle tasche di aziende agricole del posto. Le tane degli animali si sarebbero dovute interrare completamente. Invece chi ha effettuato il lavoro ha chiuso solo l'ingresso con un po' di terriccio. Le nutrie, all'interno, non hanno sudato per riaprirsi un varco. Approssimazione riscontrata anche per quanto riguarda il taglio degli alberi. Quelli di grandi dimensioni sugli argini dovevano essere rimossi: nessuno lo ha fatto.

Mangialardi assessore

Prima del 2010 l'attuale sindaco era assessore ai Lavori Pubblici e all'Urbanistica nella giunta guidata da Luana Angeloni. Nel 2002 il Comune, intenzionato a rivedere il Piano di assetto idrogeologico, restringendolo rispetto ai rischi riscontrati dopo un'esondazione del 1976, affidò uno studio a un consulente esterno secondo il quale un eventuale evento si sarebbe potuto controllare con la realizzazione di vasche di espansione. Mangialardi fece sua questa tesi ai tavoli tecnici convocati all'Autorità di Bacino. L'allora segretario generale fece approvare la deperimetrazione nonostante il parere contrario dei suoi tecnici. Le vasche le doveva realizzare la Provincia che, nonostante avesse già in mano un progetto redatto (e anche pagato) dal '99, affidò nuovi studi per un ulteriore progetto approvato, in via definitiva, nel 2009. Se 10 anni vi sembrano pochi, sappiate che al maggio 2014 l'opera non era ancora stata realizzata. Il Mangialardi assessore ricompare, nelle carte dei pm, anche per i lavori sulla darsena del porto di Senigallia. Opera che, secondo la Procura, pur non creando danni il 3 maggio, ha aumentanto di un metro la portata del fiume e che, senza paratie da aprire in caso di piene, potrebbe portare acqua in tutto il centro storico. 

Gli altri indagati

Oltre a Maurizio Mangialardi e il predecessore Luana Angeloni hanno ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini anche Flavio Brunaccioni, comandante della Polizia Locale di Senigallia, Gianni Roccato, dirigente area Tecnica del Comune di Senigallia, Massimo Sbriscia, all'epoca responsabile dell'Area Ambiente della Provincia di Ancona, Fabio Gagliardi, funzionario della Protezione Civile regionale, Roberto Renzi e Massimo Sbriscia, rispettivamente dirigente e responsabile dell'area Ambiente della Provincia, Alessandro Mancinelli, consulente esterno del Comune per la riperimetrazione del Pai e i segretari regionali dell'Autorità di Bacino dal 2002: Libero Principi, Mario Smargiasso e Marcello Principi.
 

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