Covid hospital e gestione emergenza, "Marche Salute" chiama il viceministro Sileri

Il gruppo "Marche Salute" ha recapitato al viceministro una relazione con le criticità rilevate nel reparto Covid della fiera di Civitanova

Il Covid center

Mercoledì scorso il gruppo “Marche e salute” ha consegnato al viceministro della Salute Pierpaolo Sileri una relazione sulle criticità rilevate nel reparto Covid alla Fiera di Civitanova e sulla attuale gestione dell'emergenza sanitaria nelle Marche. «Lo avevamo annunciato durante la riunione online del 7 maggio organizzata dal gruppo "Marche e Salute” a cui avevano partecipato il viceministro e il senatore Rino Marinello -ricorda il senatore Sergio Romagnoli- e abbiamo mantenuto l'impegno, proprio nel giorno in cui le Marche hanno raggiunto l'auspicato traguardo degli zero contagi e in cui, nonostante le proteste di medici e sindacati, sono stati trasferiti al reparto Covid alla Fiera di Civitanova i primi pochissimi pazienti. Ci riserviamo ulteriori approfondimenti sui costi complessivi della struttura temporanea compresi quelli per la gestione e per il personale e sui protocolli operativi. Ieri abbiamo consegnato al Viceministro anche il decalogo con le nostre 10 proposte che, già dall'inizio di aprile, indicava al primo punto il potenziamento dell'assistenza territoriale - in particolare dell'assistenza domiciliare, degli screening e dei tamponi, del ruolo dei medici e degli infermieri di famiglia - così come peraltro indicato all'art. 1 del recentissimo Decreto rilancio. Si ricorda inoltre che il reparto Covid alla Fiera di Civitanova, del tutto avulso da una struttura ospedaliera, appare in contrasto non solo con quanto detto dal viceministro durante la riunione di Marche e Salute, ma anche con le recentissime Linee di indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera emesse del Ministero della Salute il 29 maggio che, a pag. 5, indicano che tale potenziamento dovrà essere programmato nell’ambito delle strutture pubbliche della rete ospedaliera regionale sede di Dea I e Dea II livello».

Tra le preoccupazioni espresse nella relazione ci sono anche quelle sul sistema sanitario territoriale, tra cui ad esempio l'attivazione delle Unità speciali di continuità assistenziale che sono ancora in numero inferiore a quello disposto dalle norme nazionali e in alcune zone non eseguono ancora i tamponi, oppure i percorsi da attivare in caso di test sierologici positivi e per il tracciamento dei contagi. 
 

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