L'Aquila, dieci anni dopo: la Croce Gialla torna nei luoghi del terremoto

Per la Onlus anconetana è stato un viaggio in dietro nel tempo tra commozione e ricordi

La delegazione della Croce Gialla

La Croce Gialla torna a L’Aquila e per i militi è anche un po' un tornare indietro nel tempo. La data è precisa: 6 aprile 2009, giorno del sisma che ha devastato la città. La Onlus anconetana fu tra le prime associazioni ad arrivare sul posto e 10 anni dopo torna per ricordare quei momenti. 

La visita dei volontari è partita dall’ospedale San Salvatore: «Molti pazienti dializzati si trovavano sotto le tende altri invece erano ancora nei reparti in attesa di essere trasportati all'esterno- racconta Sauro Giovagnoli, uno dei responsabili della colonna mobile che ragguinse L’Aquila quel giorno - Assieme ai medici e agli infermieri del gruppo Ares ci siamo attivati per mettere in sicurezza gli ammalati senza dimenticare tutte le attrezzature presenti nei reparti. Nel frattempo  un altro gruppo di militi della Croce Gialla assieme ad alcuni volontari si erano attivati per montare le tende sia nel piazzale antistante l'ospedale che al campo di rugby». I volontari della Croce Gialla rimasero in città fino ai primi ai primi giorni di dicembre del 2009 svolgendo numerosi compiti, come ricorda lo stesso Sauro Giovagnoli: «Oltre all’ assistenza sanitaria ci siamo occupati di logistica, trasporti in genere e gestione assieme ad altri volontari dell’ Anpas della cucina da campo. Ogni settimana c’era il cambio turno, una rotazione di circa 15 persone. Come Croce Gialla nella zona dell’Aquila abbiamo sempre avuto 3 mezzi, il Land Rover Defender, una autoambulanza ed un pulmino mezzi rientrati ad Ancona nei primi giorni di dicembre». In tanti hanno voluto abbracciare i militi anche in centro storico e nel campo di Rugby. Legami di sangue nati nel segno della rinascita di una città che non si è mai voluta arrendere nonostante le tante difficoltà che ha dovuto affrontare dopo il terremoto.

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Il pensiero di Giovagnoli va anche a Marco Esposito, medico dell’Ares venuto a mancare nel luglio del 2011 dopo un drammatico incidente stradale: «In quei giorni del sisma Marco era qui insieme a noi ad organizzare la macchina dei soccorsi. In questi momenti si sente la sua mancanza, Marco era uno di noi. A L’Aquila lo abbiamo ricordato per il grande esempio che ci ha lasciato, per il suo modo i fare e per la passione che metteva nell’affrontare anche le situazioni più critiche».
 

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