L'allarme della psicologa: «è una guerra durissima, prendiamo il meglio da ogni giorno»

A rischio la tenuta emotiva di chi è già fragile e costretto a casa: boom di chiamate al servizio della Croce Rossa Marche. Il segreto è non lasciarsi sopraffare dai pensieri negativi

«Bisogna imparare ad accettare l’angoscia e la paura senza cadere nello sconforto. È come quando si sta in guerra: è necessario attingere dalle risorse interne per resistere e dare il meglio di noi stessi»: è il consiglio che viene da Giulia Dionisi, psicologa di trent’anni e referente regionale SeP, servizio psicosociale di Croce Rossa Marche, che ogni giorno si trova a parlare al telefono con persone di tutte le età che chiamano e contattano il centro per avere un consulto. «Offriamo un servizio gratuito – dice la dottoressa Dionisi - per tutti coloro che in questo momento si trovano in uno stato di sconforto emotivo. Basta inviare una mail a sociale@marche.cri.it con i propri contatti e in breve tempo i professionisti richiameranno. Sono oltre 34 gli psicologi che collaborano con la Croce Rossa. Noi smistiamo le chiamate e cerchiamo di farlo nel più breve tempo possibile per dare una risposta immediata».

Le problematiche affrontate allo sportello telefonico sono svariate: «All’inizio di questa epidemia – prosegue la psicologa – mi occupavo quasi esclusivamente dei pazienti che si trovavano in quarantena. Ora, invece, sono moltissimi i marchigiani che ci chiamano da casa perché si trovano in uno stato di angoscia profonda, colti da panico e con pensieri catastrofisti. Il nostro compito è quello di riportare le persone in uno stato di realtà. A livello psicologico cerchiamo di rendere il più normale possibile questa situazione. Magari consigliamo di riprendere le attività che si svolgevano normalmente a casa prima della pandemia. Inoltre, mi sento di dire, che già raccontare una paura la rende meno spaventosa, è un primo modo per rielaborare. Per questo parlarne è così importante».  Poi c’è un’altro grande timore che attanaglia la popolazione: «Soprattutto tra gli anziani, c’è il terrore di essere infettati, magari uscendo a fare la spesa per soli dieci minuti».

E allora, come reagire quando il panico prende il sopravvento? «Dobbiamo liberarci da pensieri negativi, guardarci dentro  – spiega - e riscoprire le piccole cose. Vale per tutti. Stare con i propri cari, fare una crostata, leggere un libro, giocare con i propri figli o chiamare un amico lontano, può essere una soluzione per tranquillizzarsi in momenti che possono mettere paura. Certi legami, ce lo dicono anche le persone che chiamano, si stanno piano piano riscoprendo».

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Se il gruppo della Croce Rossa è pronto ad accogliere le preoccupazioni di tutti, anche loro hanno imparato ad ascoltarsi l’un l’altro quotidianamente per andare avanti: «Ogni singolo giorno - prosegue la dottoressa - cerchiamo di condividere tra noi le emozioni che ci passano per la mente. Dobbiamo essere forti e trasmettere l’idea che si può e si deve reggere. Io sono sempre in sala operativa regionale e le richieste si moltiplicano. Questo ci dà la misura di quanto il Covid-19 rappresenti non solo una crisi sanitaria ma anche psicologica. Ci tengo a dire, però, che questo è anche il momento di ponderare, per ripartire più forti di prima quando tutto sarà concluso. Dopo aver pianto i nostri morti ci sarà una grande spinta emotiva e sono certa che i giovani avranno tempo non solo per la movida, ma anche per un po' di solidarietà in più».

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