Coronavirus, la crisi è feroce: autorizzate 51 milioni di ore di cassa integrazione

Giuseppe Santarelli (Cgil Marche): «Nel secondo trimestre 2020 sono state fatte le stesse ore del 2013, l'anno peggiore della crisi»

Foto di repertorio

Nel secondo trimestre del 2020 le ore autorizzate di Cassa Integrazione Guadagni nelle Marche sono state 50.903.503. E’ quanto emerge dai dati Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche. Questo dato è chiaramente conseguenza del Covid-19: le ore di Cig erogate con la causale dell’emergenza sanitaria sono state 49,5 milioni a cui si aggiungono 12,9 milioni di ore riferite ai fondi di solidarietà. 

Le ore complessivamente autorizzate di Cassa integrazione sono state 16,2 milioni nella provincia di Ancona, 12,8 nella provincia di Pesaro Urbino, 11,4 milioni a Macerata e 10,5 milioni ad Ascoli Piceno e Fermo. L’industria assorbe la maggior parte delle ore (37,5 milioni), mentre il dato riferito al commercio è di 8 milioni di ore e quello dell’edilizia è di 3,7 milioni. I settori industriali in cui si registrano più ore sono quello della meccanica (16,2 milioni), il calzaturiero (5,8 milioni), il legno (4,5 milioni), il chimico-plastico (3,6 milioni) e l’abbigliamento (2,2 milioni).

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«Questi dati offrono una misura significativa della gravità della situazione nelle Marche - commenta Elisa Marchetti, Ires Cgil Marche -. Basti pensare che, in questi tre mesi, le ore autorizzate di Cig sono state superiori a quelle dell’intero 2013, l’anno peggiore della storia nella nostra regione, in cui erano state erogate 50,3 milioni di ore». Secondo Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche «i beneficiari delle misure di Cassa Integrazione con causale Covid-19 nella nostra regione sono stati, fino a giugno, quasi 200mila. Se si considerano anche i beneficiari dei fondi di solidarietà e dell’artigianato, si arriva a quasi 300mila. Data l’eccezionale gravità della situazione, l’uscita del decreto Agosto è una necessità urgente, con la ferma convinzione sia indispensabile l’estensione degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti per almeno tutto l’anno. E’ inoltre necessario prevedere un intervento strutturale a favore di tutti quei lavoratori esclusi dagli ammortizzatori sociali tradizionali, che sono stati proprio i primi ad essere espulsi dal mercato del lavoro in questa situazione. Senza la previsione di risorse consistenti per i lavoratori colpiti e di interventi di ampio respiro e di lunga durata, l’emergenza lavoro non potrà essere contenuta». 

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