Confapi: «Protocollo Covid ok, contagio limitato nelle nostre aziende»

Il punto sulle misure di sicurezza anti-Covid nelle aziende Confapi, alla luce dello specifico protocollo adottato

Foto di repertorio

La recrudescenza della pandemia ha riproposto il tema del rigoroso rispetto delle norme anche negli ambienti di lavoro. Confapi Marche e Cgil, Cisl e Uil dopo aver firmato lo scorso giugno il “Protocollo territoriale per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” incrociando le esigenze e le sensibilità sia della parte datoriale che di quella sindacale, si sono date appuntamento per illustrare nel dettaglio le linee guida e le modalità di applicazione. «L’applicazione del Protocollo Covid sottoscritto a seguito dell’istituzione dell’Organismo Paritetico Regionale di Confapi, ci ha permesso di impedire la diffusione del contagio in molte delle nostre aziende» ha detto Giorgio Giorgetti, Presidente di Confapi Marche introducendo l’incontro e plaudendo quindi all’iniziativa.

All’incontro moderato per la parte sindacale regionale da Massimo Giacchetti e per la parte datoriale da Stefano Bellucci, sono intervenuti anche i referenti nazionali Michele Volpe e Cinzia Frascheri e sono stati chiariti alcuni aspetti interpretativi del DPCM. «Il nostro obiettivo – ha aggiunto Michele Montecchiani, Direttore di Confapi – era quello di offrire un’occasione concreta per le aziende di avere risposte da interlocutori qualificati alle proprie domande sulle molte questioni come il distanziamento fisico, i dispositivi di sicurezza, il rientro dopo eventuale positività e quarantena. Particolarmente apprezzato l’intervento di Vincenzo Alessi, Responsabile del Processo Vigilanza dell’Ispettorato del Lavoro di Pesaro. «A differenza del decreto 81 – ha detto Alessi – i DPCM affidano la vigilanza non all’Asl ma al Prefetto e, per quel che riguarda la salute e la sicurezza, si può avvalere anche dell’ispettorato nazionale del lavoro. «Oggetto delle molte domande il rapporto con i medici del lavoro, la gestione degli spazi comuni per tutti quelle professioni per le quali lo smart working non è applicabile, ma anche la gestione dei soggetti fragili individuati dal legislatore come coloro che hanno patologie pregresse, e per i lavoratori con età superiore a 55 anni». Tra le altre questioni sollevate la pulizia degli ambienti che va fatto quotidianamente e con detergenti adatti, la sanificazione, l’igienizzazione e la ventilazione degli ambienti. Il Protocollo prevede l’istituzione di un comitato territoriale con funzione sussidiaria alternativa al comitato interno aziendale che nelle realtà piccole non si attiva. “Il nodo fondamentale per le aziende è tutelarsi rispetto all’art. 2087 del Codice Civile. Il datore di lavoro deve dimostrare di aver attivato tutte le azioni atte a tutelare la salute dei dipendenti come la fornitura di mascherine almeno chirurgiche, gli strumenti per l’igienizzazione delle mani e possibilità di rispettare il distanziamento”.
 

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