CNR, scienziati precari da oltre 10 anni: a rischio la ricerca nell’Adriatico

I lavoratori del Cnr lanciano l’allarme: «Se l’ente non provvede alla stabilizzazione la nostra attività crollerebbe e la ricerca rischia grosso»

Il manifesto di protesta dei ricercatori CNR precari

Sono 70 ricercatori, di cui 30 precari con età media tra i 35 e i 40 nni. Se nel 2018 il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) non provvederà alla loro stabilizzazione, l’attività di studio sulla pesca e sulle risorse marine dell’Adriatico rischia grosso. A lanciare l’allarme sono i ricercatori del Cnr di Ancona, l’unico ente pubblico di ricerca marina in tutte le Marche, alcuni dei quali vivono la condizione del precariato da oltre 10 anni. Il bilancio parla chiaro: le risorse per la stabilizzazione mancano ma la nebbia avvolge l’intera attività scientifica nel settore marino. I ricercatori non gravano sul bilancio dell’ente pubblico, perché i finanziamenti per le loro attività arrivano dai bandi europei ai quali l’istituto partecipa. Anche il rinnovo di borse di studio, assegni di ricerca e contratti a tempo determinato dipendono dalla partecipazione o meno alle gare europee. Con i soldi dei bandi vengono anche acquistati i computer e dispositivi tecnici necessari per l’attività operativa. Stipendi fissi, prospettive e contratti a tempo indeterminato? Un’illusione, diventata realtà solo per alcuni della vecchia guardia. Alle soglie del 2018 una delegazione del Cnr dorico esce allo scoperto e lancia l’allarme: «Se il Cnr non provvederà alla stabilizzazione il rischio è che i precari vadano a casa, la nostra produttività crolli. La situazione sarebbe drammatica. La ricerca rischierebbe» spiega il ricercatore Luca Bolognini. Negli ultimi 5 anni una decina di scienziati hanno lasciato Ancona, unico presidio del Cnr in tutta la regione, per accasarsi in paesi del Nord Europa o scegliere impieghi privati.  

Il nodo economico

A livello politico, dopo manifestazioni a livello nazionale e diverse interrogazioni parlamentari, la situazione sembra in discesa. I ricercatori anconetani si dicono soddisfatti delle novità introdotte dal decreto Madia, che prevede la stabilizzazione dei precari delle pubbliche amministrazioni con alle spalle almeno 3 anni di servizio al 31 dicembre 2017. Una boccata d’ossigeno a livello economico è arrivata dai 127 milioni stanziati dal governo nel prossimo triennio per tutti gli enti di ricerca nazionali. Una quota spetterà anche al Cnr che dovrà però cofinanziare la stabilizzazione dei suoi precari partecipando ad almeno il 50% della copertura economica. Il nodo sta proprio qui: «La legge offre una possibilità e a livello politico è stato fatto il massimo- spiega il ricercatore Filippo Domenichetti- adesso spetta al Cnr iniziare questa fase di stabilizzazione e qui c’è un punto interrogativo, i vertici nazionali del nostro ente devono recepire questa possibilità e tirare fuori la parte economica che gli spetta».

Il precariato nel lavoro quotidiano

Il Cnr dorico firma circa 40 pubblicazioni scientifiche annue e lavora su diversi progetti tra cui l’efficienza energetica dei pescherecci, la raccolta dati sulle specie ittiche per conto di una banca dati internazionale e il programma Tartalife per la salvaguardia delle tartarughe Caretta-Caretta nel Mediterraneo. «I nostri contratti si rinnovano di anno in anno grazie ai fondi esterni derivati dai progetti e da risorse europee. Se dovesse scadere un progetto e non dovessimo rientrare in uno nuovo il rischio è di vedere i contratti non rinnovati dopo 10 anni che lavori qui dentro. Il paradosso è che noi siamo chiamati a rappresentare il Cnr come se fossimo consolidate figure dell’ente indipendentemente dalla forma contrattuale e questo è frustrante-racconta ancora Domenichetti, impiegato al Cnr dorico da 12 anni- abbiamo precari che siedono a tavoli importanti come quello della Fao o a Bruxelles. A volte succede che fai parte di un progetto e che hai delle commesse importanti, ma i soldi non vengono incassati in tempo con il rischio che il tuo contratto non venga rinnovato per la mancanza di liquidità effettiva». Domenichetti ha rischiato la beffa. Il suo contratto a tempo determinato è iniziato a marzo 2013 e la prossima primavera scadrebbe l’ultima proroga possibile per legge: «Il 14 dicembre 2012 c’è stato un accordo tra i sindacati e l’ex presidente del Cnr che prevedeva la proroga del tempo determinato oltre i cinque anni, ma era riferito solo a chi aveva stipulato il contratto prima. Io per tre mesi ero fuori da questo accordo sindacale. Adesso, grazie alla legge Madia che permette la proroga fino alla conclusione della procedura della stabilizzazione, ovvero nel 2020, ho la possibilità di restare». Tra i contrattualizzati a tempo indeterminato c’è Andrea Belardinelli, che sostiene la battaglia dei suoi colleghi: «Sono stato precario per dieci anni e non l’ho dimenticato, il blocco delle assunzioni dei governi degli ultimi 20 o 25 anni ha incentivato gli istituti virtuosi some il nostro a cercare fondi all’esterno, ma non c’è un turnover e a cadenza decennale hai un numero di precari che non permette una programmazione del lavoro e diventa un problema sociale»

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