Quadrilatero Umbria-Marche, il battesimo di Renzi: «Messaggio ad Italia ed Europa»

Il premier all'inaugurazione della Perugia-Ancona e della Foligno-Civitanova: «Questa non è una semplice strada, è il paradigma per il futuro dell'Italia»

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Ore 13.03 del giorno in cui l'Umbria uscì dall'isolamento. Il 28 luglio 2016. Il premier Matteo Renzi sale sul palco montato dentro la galleria “La Palude” (e non è un caso) per l'inaugurazione della Foligno-Civitanova e della Perugia-Ancona. «Questa non è una semplice strada, è il paradigma per il futuro dell'Italia»

Il Presidente del Consiglio comincia. Scherza, salta a piedi pari la scheda tecnica della Quadrilatero, vira su un discorso per nulla formale e va come un treno. Anzi, come un'auto diretta verso il mare Adriatico. «Oggi l'Italia ha deciso di smetterla di arrivare in ritardo sulle infrastrutture. Vogliamo essere molto chiari: abbiamo il diritto di vedere all'opera le donne e gli uomini più bravi del mondo. Io, da cittadino, prima ancora che da Presidente del Consiglio pro tempore, esigo che il marchio 'fatto all'italiana' sia sinonimo di eccellenza e qualità. Abbiamo già perso troppo tempo, ma adesso abbiamo deciso di dire basta con i ritardi». Per il premier, il taglio del nastro della Foligno-Civitanova e del tratto umbro della Perugia-Ancona, significano molto di più che asfalto e collegamenti. «Realizzando questa strada avete restituito all'Italia un futuro di orgoglio». E ancora: «Quest'ora pubblica è un messaggio al Paese: si fanno le cose, si sbloccano le opere, si smette di litigare. E' il messaggio che diamo al turismo, che diamo all'economia, che diamo a chi non ce la fa». Perché «riaggiustando il Paese riaggiusteremo anche l'Europa. E lo dimostriamo facendo i conti con il nostro passato e chiudendo quello che è rimasto a mezzo». Solo così, prosegue Renzi alzando la voce, «potremo dire basta all'Austerity, una follia politica, sociale, economica». L'Italia «che si rimette in pista e tira fuori l'orgoglio è l'Italia che ce la mette tutta e prova a dare una direzione all'Europa». 

Fino a qui il Renzi premier. Poi c'è l'altro. Il Renzi che sa come tenere il pubblico. Quello che appena prende il microfono chiede una slide particolare, la numero 8, perché «sono geloso di Armani» (il presidente di Anas, ndr). Il Renzi che vede il sindaco di Perugia Andrea Romizi e senza problema alcuno dice: «Ho saputo che si è sposato, auguri e figli maschi». Il Renzi che non si lascia sfuggire la palla a mezza altezza lasciata dal presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, “colpevole” di aver raccontato di una coppia convolata a nozze grazie a una galleria: «Se vuole glielo spiego io come impegnare i 40 minuti di tempo risparmiato con la Foligno-Civitanova». Il Renzi che racconta di essere arrivato volando e di aver pensato: «L'Umbria e le Marche sono talmente belle da togliere il fiato. Perché con tutto questo ben di Dio non riusciamo a fare un piano nazionale di promozione turistica?»

Il Renzi che chiude l'intervento facendo alzare tutta la galleria con un sonoro: «Viva l'Umbria, viva le Marche, viva l'Italia». Poi il bottone più importate di tutti, quello da pigiare insieme alle autorità. Il bottone che fa scattare l'allarme e che apre le due strade al traffico. Infine, il brindisi conclusivo. Così si chiude il giorno che segna la storia del Cuore verde d'Italia: tra gli applausi e sotto un sole che brucia, ma con il mare a portata di mano. Finalmente.

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