Cronaca

Lavoratori Ikea in sciopero: "Le domeniche non le svendiamo"

Una settantina di dipendenti Ikea hanno scioperato davanti al punto vendita di Ancona Camerano contro la disdetta del contratto integrativo. I lavoratori dicono no alla decurtazione della maggiorazione domenicale e festiva

Lavoratori muniti di fischietti, bandiere e con indosso cartelli: "Le domeniche non le svendiamo", "i diritti non si smontano". Poi un grande striscione appeso all'ingresso: "Il lavoro è innanzitutto dignità". Sit in questa mattina per l'intero turno di lavoro da parte di una settantina di dipendenti Ikea davanti l'ingresso del punto vendita di Ancona-Camerano. Lo sciopero nazionale è stato proclamato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil per protestare contro la disdetta del contratto integrativo da parte dell'azienda.

L'Ikea di via Aspio Terme conta 170 lavoratori, la maggior parte sono part-time e sono donne. Lavorano mediamente 30-40 domeniche all'anno. L'azienda chiede un abbassamento delle percentuali delle maggiorazioni domenicali e festive. Ikea chiede anche la trasformazione del premio fisso in variabile, quindi legato all'andamento dei fatturati e chiede flessibilità degli orari di lavoro. «Quello che noi contestiamo è che l'azienda cerca di finanziare il proprio sviluppo, perché nell'ottica aziendale c'è l'apertura di nuovi punti vendita in Italia, con l'abbassamento delle tutele dei lavoratori» spiega Marco Paglialunga, Fisascat Cisl.

L'azienda svedese di arredamento, che ha già 21 punti vendita in Italia, è infatti pronta ad aprirne un ulteriore decina. Il negozio di Ancona già risente della concorrenza dell'Ikea di Rimini e di Chieti. Ora si tema l'apertura di un nuovo punto vendita a Perugia. «Il punto vendita di Ancona soffre non per la mancanza di clienti ma soffre perché ha avuto strategie commerciali poco adeguate. Nell'arco di un pochi anni abbiamo avuto due aperture che ci hanno fatto dumping e una concorrenza interna» commenta Joice Moscatello, Filcams Cgil. I lavoratori sono molto preoccupati per il loro futuro, di non riuscire più ad avere uno stipendio che consenta di pensare alla propria famiglia. Alcuni lavoratori hanno deciso di portare alla protesta i loro figli.

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