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Cronaca

«I senzatetto? Per il Comune sono solo degrado». Altra Idea di Città all’attacco sui servizi di accoglienza

Le sbarre ai locali abbandonati dove i clochard vanno a ripararsi e le panchine tolte alla ex stazione marittima sono metodi repressivi che il gruppo consiliare di opposizione vuole combattere

ANCONA - In città è allarme accoglienza per tanti extracomunitari che si trovano a passare le notti in strada. L’assessore ai servizi sociali Emma Capogrossi ha sottolineato una differenza fondamentale tra chi si trova in una condizione di difficoltà per ragioni personali e chi, invece, arriva da Paesi extracomunitari per ragioni politiche. Per i senza fissa dimora l’istituzione di riferimento è il Comune che interviene con il sistema di associazioni e servizi di cui dispone. Mentre per i richiedenti asilo l’ente di riferimento è la Questura. «Intanto non capiamo come l’assessore Capogrossi possa distinguere gli uni dagli altri - incalza subito Alessio Moglie, portavoce di Altra Idea di Città -, non ce l’hanno mica scritto in fronte». In realtà è, appunto, la rete associativa su cui fa leva il Comune ad apprendere le ragioni di tale condizione attraverso il contatto diretto stabilito proprio sulla strada. Da cui si riesce a comprendere se la vita all’addiaccio derivi da condizioni di difficoltà economica o psichica, oppure se riguardi la fuga da Paesi in guerra o con evidenti pericoli di stampo politico.

La levata di scudi

In ogni caso Altra Idea di Città accusa il Comune di adottare esclusivamente il pugno di ferro ai danni dei più fragili. «Solo poco tempo fa venivano rimosse addirittura le panchine e installate reti di ferro presso la stazione marittima, per cercare di allontanare i senzatetto - lamentano i portavoce di Altra Idea di Città -, con tanto di sequestro delle loro coperte. Come possiamo notare questi metodi non funzionano, anzi rischiano solo di aggravare la situazione». Di contro l’assessore ai servizi sociali riferisce che i senza fissa dimora che hanno accettato di entrare nei progetti comunali di assistenza sono tutti affidati ai centri di accoglienza che danno loro un tetto dove vivere. «Ma non capiamo come possa affermare l’assessore che non ci sia una criticità - ribatte Moglie -. Quello che vediamo e sentiamo nei quartieri constata un'altra realtà. Le associazioni che collaborano con il Comune raccontano di una situazione in forte progressione». 

Le proposte

«Va fatta una seria  programmazione che eviti i quartieri ghetto - riprendono i portavoce di Altra Idea di Città -, è necessario implementare servizi e strutture organizzate e curate, altrimenti continueremo a farci la solita guerra fra poveri che viene poi amplificata creando un clima surreale».  

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