Vigili del fuoco, l’ex comandante del porto saluta: «Ad Ancona manca la nostra motonave»

Fernando Pignatiello, ex comandante del distaccamento portuale di Ancona, va in pensione. Commozione, ricordi e sassolini da togliere dalle scarpe

Fernando Pignatiello (a destra) con Dino Poggiali

Quarantaquattro anni e sette mesi di servizio nei Vigili del Fuoco. Fernando Pignatiello, ex comandante del distaccamento portuale di Ancona va in pensione. I saluti del comandante provinciale Dino Poggiali, la commozione nel discorso di addio in caserma rotta solo dall’applauso dei colleghi, ma anche qualche sassolino dalla scarpa che è ora di essere gettato via. Su tutti il trasferimento a Trieste di una nave altamente performante, rimpiazzata da anni con un mezzo più piccolo e mai entrato in servizio. Pignatiello entrò nel Corpo Nazionale nel 1982, dopo il concorso prestò servizio a Milano, poi fu trasferito a Roma, Latina e Gaeta. Originario di Minturno, cittadina del centro-sud laziale, arrivò ad Ancona nel 1997, anno del primo grande terremoto che scosse Marche e Umbria. Allora era caposquadra e dalla dorica non se n’è più andato. Tra il 2008 e il 2014 Pignatiello ha guidato il distaccamento portuale grazie alla qualifica di “specialista navale”. Attività alla quale ha affiancato (e affianca tuttora) quella di sindacalista come segretario regionale CISAL per i vigili del fuoco. «Nella mia carriera ho fatto molti interventi importanti come quelli relativi al terremoto del 2016. Ricoprivo il ruolo di capo campo ad Arquata del Tronto- racconta Pignatiello- ero responsabile di un campo dove c’erano più di 300 vigili del fuoco arrivati da tutta Italia. C’era da coordinare persone, mezzi e alloggi».

Una notte di paura

Ad Ancona però non si è fatto mancare nulla: «Ricordo bene ad esempio la tromba d’aria che ci fu nel 2014 ad Ancona e che fece affondare due pescherecci. Il traghetto della Superfast ruppe gli ormeggi e io ero di servizio quella sera. Chiamò la Capitaneria di Porto poco prima di mezzanotte- racconta l’ex comandante- ricordo un vero putiferio, l’acqua sommergeva le banchine e lavorammo fino alle 4,30 del mattino per mettere in sicurezza tutto. Il traghetto andò a finire sulla banchina dei pescherecci, due affondarono e altri 5 rischiarono di finire sotto. Quella sera non sapevi dove mettere le mani perché le richieste di aiuto erano tantissime e arrivavano anche da Marina Dorica. Volevamo salvare tutto, ma noi eravamo contati perché eravamo in quattro della squadra nautica più altrettanti sommozzatori. Ci fu anche un peschereccio che, rientrando in porto, passò tra il traghetto alla deriva e la banchina procurandosi uno squarcio laterale sulla chiglia e rischiando di affondare. L’equipaggio rischiò la vita, ma anche noi. Alla fine riuscimmo ad aspirare l’acqua da bordo e a metterlo in sicurezza nella darsena con l’aiuto di una gru». La mattina successiva fu interamente dedicata alla rimozione dei relitti che bloccavano l’uscita dell’area pescherecci davanti alla Mole.

I mezzi navali

Durante l’attività di sindacalista Pignatiello si è battuto più volte per l’equipaggiamento in dotazione al porto di Ancona. In particolare sul trasferimento a Trieste della motonave VF11-75, una vera e propria nave sulla quale si potevano ricaricare le bombole d’aria, dotata di schiumogeno e con cabine che potevano ospitare altre squadre o persone soccorse: «Con quella nave non ci fermava nessuno, era un supporto anche logistico. Emanuele Lodolini, unico politico a interessarsi della vicenda, portò il caso in una interrogazione parlamentare ma la nave fu trasferita lo stesso. Era il 2014 o il 2915, ricevemmo in cambio un’imbarcazione più piccola che tuttora è fuori servizio - commenta Pignatiello- attualmente in porto è operativa solo la RAFF VFR10, di dimensioni minori e adatta per soccorsi veloci». 
 
 

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