Sabato, 25 Settembre 2021
Attualità

Fitness e Green pass, pensieri discordanti sulla carta verde nelle palestre

Dall’introduzione del Green pass, obbligatorio dallo scorso 6 agosto, si stanno susseguendo le varie opinioni sul tema. Alcuni lo ritengono necessario, soprattutto in questa fase. Per altri si tratta di un freno all’attività sportiva

Il Green pass nelle palestre, obbligatorio dallo scorso 6 agosto, sta continuando a far discutere. Da una parte c’è chi è favorevole alla misura, ritenendo la certificazione (e trasversalmente la vaccinazione) l’unica arma per uscire definitivamente dal contesto pandemico. Dall’altra c’è chi, contestualizzandolo con l’attività sportiva, lo ritiene un freno parziale alla ripresa vera e propria. Abbiamo ascoltato, a questo proposito, due pareri di addetti ai lavori che si collocano nell’una e nell’altra posizione:

«Sono sempre stato favorevole alla questione di Green pass – ha spiegato il personal trainer e massofisioterapista Giorgio Molari – La ritengo una questione di rispetto. E’ fondamentale ridurre al massimo i rischi di contagio nelle strutture chiuse pertanto è qualcosa di doveroso. In caso contrario si metterebbero a rischio altre persone, le regole esistono con un preciso senso. Se poi vogliamo andare oltre bisogna ribadire l’importanza del vaccino, solo così potremo metterci definitivamente alle spalle mesi di lockdown che hanno pesato in modo incredibile a tutti i livelli».

Emanuela Vico, rappresentante legale di una struttura sportiva, ha elaborato invece quest’altro tipo di pensiero: «Sostanzialmente ci può stare il discorso del Green pass obbligatorio ma a livello pratico non possiamo negare che tante palestre ne sono uscite penalizzate. C’è tanta gente che non ha intenzione di vaccinarsi e fare tamponi frequenti, mi riferisco soprattutto alla fascia 12-17 anni. In questo modo i ragazzi si trovano senza poter fare sport perdendo di conseguenza tutti i benefici fisici, sociali e psicologici che ne derivano. La società ha bisogno anche di svago, parlo principalmente dei più piccoli, dopo un anno e mezzo che si vive fuori dalla normalità».

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