Mercoledì, 29 Settembre 2021
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Dimissioni di Conte, ora che succede con bonus e ristori? Tutte le ipotesi

La crisi politica in corso e gli "affari correnti": cosa può fare il governo? Tra le ipotesi c’è anche una nuova rottamazione delle cartelle che dovrebbe consentire di regolare i conti con il fisco senza pagare sanzioni e interessi

Giuseppe Conte ha rassegnato le dimissioni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato il governo, come da prassi, a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Cosa succede ora? Molte sono le domande su quali saranno gli ambiti in cui l'attuale esecutivo potrà ancora intervenire in questa fase di transizione in cui permane l'emergenza economica oltre che sanitaria. Nella direttiva della presidenza del Consiglio inviata a ministri, vice ministri e sottosegretari vengono tratteggiati i limiti dell'azione del governo. E viene chiarito che sono da considerarsi "disbrigo di affari correnti" anche tutti "gli atti urgenti - ivi compresi atti legislativi regolamentari e amministrativi - necessari per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid 19 e ogni relativa conseguenza".

Bonus e ristori: ecco cosa succede dopo le dimissioni di Conte

La direttiva, come scrivono i colleghi di Today.it, sembra così aprire anche alla possibilità che nel disbrigo degli affari correnti il governo possa varare il decreto Ristori 5 per aiutare le categorie in difficoltà economiche da quasi un anno per la pandemia. Le risorse previste per il decreto Ristori 5 ammontano a 32 miliardi e riguardano gli indennizzi a tutte le categorie colpite, compresi i professionisti, che dovrebbero superare il criterio dei codici Ateco per guardare al calo di fatturato, non più su base mensile ma su base annuale, con una soglia delle perdite per l'accesso ai ristori che dovrebbe essere confermata al 33%. Nel dl Ristori 5, inoltre, il governo intenderebbe intervenire per allungare su almeno 24 mesi l’attività di riscossione.

Tra le ipotesi c’è anche una nuova rottamazione delle cartelle che dovrebbe consentire di regolare i conti con il fisco senza pagare sanzioni e interessi e dovrebbe riguardare i ruoli relativi agli anni 2018 e 2019. Dovrebbe essere prolungata anche la cassa covid e c’è l'ipotesi di una proroga selettiva del blocco dei licenziamenti, in scadenza il prossimo 31 marzo. L'obiettivo sarebbe di estendere la Cig covid fino a 26 settimane per l'assegno ordinario e la cassa in deroga. Sarebbe poi previsto anche l'esonero contributivo alternativo all'utilizzo della cassa integrazione. Dovrebbero essere finanziate due tranche aggiuntive di Cig: 18 nuove settimane di cassa in deroga e quattro settimane di cassa ordinaria. Tra le misure sarebbero previsti anche oltre tre miliardi alla sanità, circa la metà dei quali per l’acquisto e la conservazione dei vaccini. Altri due miliardi dovrebbero andare agli enti territoriali e circa un miliardo al potenziamento del trasporto pubblico locale. Nei piani anche nuovi fondi per la scuola, per le forze dell'ordine e per la Protezione civile.

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