Infrastrutture, Banzato (Vox Italia-Marche): «Uscita nord? Ragioniamoci di nuovo»

Intervista in esclusiva con la candidata alla presidenza della Regione per Vox Italia-Marche. Sabrina Banzato su infrastrutture, sanità, ricostruzione e turismo

Sabrina Banzato

Il Covid ha cambiato il modo di pensare, dovrà cambiare anche quello di agire. E’ questo il filo rosso della politica di Sabrina Banzato, candidata alla presidenza della Regione per la lista “Vox Italia-Marche” fondata su scala nazionale da Diego Fusaro (GUARDA IL VIDEO). Una linea di pensiero, quella dell'ex M5S (GUARDA IL VIDEO) che vale anche per le infrastrutture come l’uscita verso nord dal porto di Ancona: «E’ un’opera che potrebbe servire, ma oggi c’è bisogno di pensarci di nuovo sopra, non possiamo usare il risultato dei ragionamenti pre-Covid».

Quali sono allora le priorità per le Marche?: «Nulla sarà come prima del virus, bisogna sedersi a un tavolo costituente e capire con gli stessi attori, imprese e operatori del turismo, quali sono queste priorità. Sicuramente bisognerà ripristinare il sistema viario e le piccole strade. Parallelamente, sarà necessario verificare con le commissioni di inchiesta dove finiscono i soldi, in che modo vengono scelte le priorità di intervento e perché finora hanno avuto sempre un impatto negativo». 

Altro tema sentito è la sanità pubblica: «Anzitutto bisogna togliere di mezzo la corruzione e le modalità truffaldine di gestire l’edilizia sanitaria. Il “project financing” per me è una parolaccia, significa dare soldi ai privati per 30 anni. Guardate Pesaro, vogliono fare l’ospedale di Muraglia da anni, un’opera che vedrà 106 milioni di euro dello Stato dedicati all’edilizia di quel solo ospedale oltre a 16 milioni e mezzo da bilancio regionale distolti da quelli che potrebbero essere altri servizi importanti. Chi vuole la sanità diffusa è stato quello che l’ha distrutta chiudendo tanti ospedali».

C’è da modificare il decreto Balduzzi o un presidente ha la necessaria autonomia per operare nella sanità?: «Il Balduzzi è una scusa, è stato scritto nel 2012 durante il Governo Monti quando si parlava di tagli alla spesa pubblica, cioè il taglio più drammatico che si potesse fare. Ci può essere un dialogo diverso tra Stato e Regioni, i presidenti possono portare le proprie istanze e contrattare su quello che vogliono realizzare. Se ho un budget decido io la programmazione nella mia regione. Viviamo in un mondo patologico in termini sociali, se ragioniamo su questo, con una sorta di “cura sociale”, possiamo ammalarci di meno e possiamo pensare a investire anche su altro».

Sul fronte della ricostruzione c’è tanto da sburocratizzare: «Sono allergica alla parola “sburocrattizzazione", perché la burocrazia sono regole che scriviamo noi in base a quello di cui abbiamo bisogno. Queste regole non vanno buttate via, è importante metterle bene in funzione. Certo, possiamo cambiarle, ma bisogna averle. La sostanza è lavorare meglio e far lavorare meglio tutti».

Chiusura sulla valorizzazione del territorio e il turismo: «Bisogna ascoltare i piccoli territori, specialmente quelli dell’entroterra, e investire lì. Sono loro la grande ricchezza in termini enogastronomici e culturali e devono discutere anche loro in un tavolo costituente». 

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