Tensioni M5S, Mercorelli: «Io non mollo, perché non c’è nulla da mollare»

A parlare stavolta è proprio il candidato alla presidenza della Regione Marche per il Movimento 5 Stelle

Gian Mario Mercorelli

«Il dibattito politico di questi ultimi giorni mi è apparso surreale fin dall’inizio, ma oggi abbiamo toccato il fondo: in queste ore sto ricevendo chiamate e messaggi di sostegno miste a inviti a non cedere e a non mollare. Non è mai stata mia intenzione: io non mollo, non l’ho mai fatto, non comincerò oggi, tanto più che non c’è nulla da mollare, se non qualche riflessione che vorrei condividere con voi». Comincia così il post Facebook di Gian Mario Mercorelli, in risposta alle polemiche arrivate dopo i risultati del voto sulla piattaforma Rousseau sulla questione delle alleanze e non solo.

Il post integrale

«Per prima cosa, però, voglio chiedere a tutti di star tranquilli: andremo avanti insieme, perché le Marche meritano un futuro migliore, una diversa amministrazione e, soprattutto, un po’ di coerenza e onestà intellettuale.

Futuro: Insieme a molti amici abbiamo intrapreso molte iniziative per la nostra regione. Alcune hanno avuto esito positivo, altre, purtroppo, no. Perché eravamo troppo pochi, eravamo in minoranza, non perché fossero sbagliate o ingiuste. Nessuno è venuto a dirci: “abbiamo rivalutato le vostre proposte, forse in fondo potevate aver ragione, mettiamoci qui e proviamo a fare qualcosa di buono insieme”. Nossignore: si dice che ci abbiano tirato dietro la promessa di qualche poltrona, come farebbe quel padrone distratto che tira un osso al cane per farlo smettere di abbaiare quando non ci riesce con i calci. E’ questo il futuro che vogliamo costruire? Cinque anni sotto padrone, con qualche osso e molti calci? No, grazie. Coerenza: è un valore a cui sono molto affezionato. Ci vuole coerenza nelle scelte, devono susseguirsi le une alle altre e definire e delimitare un progetto. E’ stato coerente scegliere di correre da soli? Penso di sì. Sarebbe coerente oggi, a 48 ore dal deposito delle liste, cambiare parere? Penso di no. E già questo basterebbe. Ma andiamo avanti. Onestà intellettuale: è onesto dire quello che si vuole fare e con chi lo si vuole fare? Sì. Sarebbe onesto dire: ehi ragazzi, ci abbiamo ripensato? No. E ancora, il cerchio si chiude. 

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Eh, ma te lo chiede Giuseppe Conte, il tuo presidente del Consiglio, dice qualcuno, lo devi pur fare. Alt! Un passo indietro: Io Conte non l’ho sentito chiedere nulla, tantomeno imporre qualcosa. L’ho letto dire cose di buon senso, parlare di dialogo, progetto, condivisione, obiettivi. Sono d’accordo con lui, in linea di principio. Progetti ne abbiamo e il dialogo l’abbiamo offerto, un obiettivo anche, e abbiamo anche tentato di condividerlo, per anni. In cambio, di recente abbiamo avuto ‘l’emendamento taglia-Mercorelli’, un po’ dopo il messaggino “ciao Gianni”. Pensate che se Conte si fosse visto trattare così, letteralmente a calci nel sedere, per tornare al cane di prima, avrebbe insistito tanto sul dialogo? Mi pare abbia ampiamente dimostrato di essere un’altra tempra d’uomo (vedi trattativa europea). E quindi? Non saprei, non dirigo giornali e non creo progetti sulla carta, stampata e non. Ma so che vedo tante cose: suggestioni, sussurri, bisbigli, fakenews diffuse ad arte, disinformazione, una roba da KGB, un’arma tattica che ha quasi cent’anni ma che è ancora pericolosa. L’unica contromossa, l’unico scudo contro quell’arma rimane per me quell’impianto di valori di cui parlavo prima: progetto per il futuro, coerenza e onestà intellettuale. Basta ragionare in base a questi valori e tutto diventa chiaro, semplice, trasparente. Anche la posizione di Mercorelli, che non è mai cambiata e che non cambierà. Ah, già che ci siamo, fatemi dire una cosetta ancora: mica vorrete correr dietro a quel che dicono alcuni fuoriusciti pure male dal Movimento, gente che adesso sputa veleno perché è rimasta senza l’ossetto da rosicare. Qua c’è della gente per bene che non abdica se stessa per qualcosa, che non rinnega dieci anni di credo per diventare, che ne so, una corrente. Tanto vi dovevo, ora scusate, c’è da presentar le liste e finire il lavoro sul programma e i documenti. Insomma, abbiamo altro a cui pensare che non siano le chiacchiere da stampa o le voci da cortile».
 

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