«Disabili discriminati nella “fase 2”», il Popolo della Famiglia lancia la campagna social

La dura presa di posizione del Popolo della Famiglia Marche

Foto di repertorio

«Il Popolo della famiglia, da sempre in prima linea nella battaglia a sostegno dei disabili, fin dall'inizio dell'emergenza Covid-19, insieme al suo Presidente Nazionale, Mario Adinolfi, aveva evidenziato la grave situazione di emergenza nell'emergenza, in cui venivano a trovarsi i cittadini non autosufficienti.   Adulti di ogni età: disabili anche affetti da patologie degenerative che abitano soli, senza conviventi e senza il sostegno di una famiglia alle spalle».  Questo ha dichiarato Cristiana Di Stefano, dirigente Maceratese del Popolo della Famiglia Marche, rilevando «la quasi inesistenza di provvedimenti seri a tutela dei portatori di handicap e delle loro famiglie». «Il PdF si è impegnato muovendosi su vari fronti -  continua - lanciando la campagna sui Social con l'hashtag #NESSUNORESTISOLO e attraverso varie iniziative concrete sul territorio nazionale come l'attivazione di numeri telefonici per fornire assistenza psicologica, ma anche servizi, come la consegna della spesa a domicilio. Con l'avvento della fase 2, nulla cambia per questi cittadini abbandonati a loro stessi già nella fase di lockdown senza assistenza alla persona, senza aiuti economici, senza neanche una mascherina. L'isolamento domiciliare per i disabili, proseguirà a causa del nuovo discriminante DCPM che non consente loro, nonostante l'utilizzo di strumenti di protezione -acquistati con la loro misera pensione di €286 mensili- di incontrare gli amici di sempre, cioè i loro affetti più cari e stabili, gli unici per chi vive in una regione diversa rispetto alla sua famiglia, o senza congiunti.  Cosa invece consentita ad altre fasce di popolazione, che dichiarano di andare a congiungersi con le persone con cui sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge), cioè quelli che si incontrano, se va bene, solo ai matrimoni o ai funerali»

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«Riflettendo sulle misure di sicurezza emesse dal Governo - conclude Di Stefano - essendo disabile e asmatica a tutt'oggi sia io che chi mi assiste, per ovvi motivi, non possiamo mantenere le distanze, seppur protetti da guanti, visiera e mascherine acquistati a nostre spese.  Di certo vengo accudita amorevolmente, da brave persone di buona volontà, ma spesso conosciute solo virtualmente, per aver risposto ai miei appelli di aiuto sui Social. Appelli ignorati da sempre, dalle Istituzioni. Il rischio di contagio, al limite, potrebbe essere maggiore verso e da chi mi accudisce, piuttosto che da un amico/a che venga a farmi visita munito di mascherina e guanti e si tenga a distanza di sicurezza. Secondo la mia personale opinione, meglio avrebbe fatto il Governo prima di procedere con questa fase 2, a preoccuparsi di fare test sierologici e tamponi, secondo precisi criteri, per individuare gli asintomatici, piuttosto di tirar fuori dal dizionario il termine "congiunti",  che serve soltanto ad emarginare e discriminare i disabili, una volta di più». «Il Popolo della Famiglia – aggiunge il Coordinatore regionale Fabio Sebastianelli-  aveva già messo in evidenza le problematiche legate a  Covid e disabilità attraverso i  social e per mezzo del quotidiano  nazionale "La Croce" dove è stato pubblicato  il 10 marzo  un editoriale, a firma della stessa Cristiana Di Stefano, che conosce bene la questione, vivendo quei disagi in prima persona. Invito il Governo regionale a fare pressione nei confronti di quello nazionale, perchè si adoperi per trovare soluzioni valide per risolvere i problemi dei cittadini con disabilità che non sono e non devono essere trattati come cittadini di serie B».
 

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