Cinema: pienone all'Azzurro per Zoro e il suo "Arance e martello"

Martedì sera è stato il pienone per l'arrivo di Diego Bianchi, in arte Zoro, che ha presentato il suo film al cinema Azzurro. Poi Francesco Nocciolino ha dato il via al cineforum con il protagonista della pellicola

«Certo che se siete così tanti stasera, la vita ad Ancona deve essere davvero disperata». Comincia con una battuta Diego Bianchi, in arte Zoro, arrivato martedì sera al cinema Azzurro di via Tagliamento per presentare il suo primo film: “Arance e martello”, direttamente dal festival del cinema di Venezia. Un evento organizzato e voluto dall’associazione Marche Cinema Multimedia. Con quella battuta Zoro ha rotto il ghiaccio di fronte ad un pubblico di più di 200 persone. Per vedere lui e il suo film, se ne sono presentati talmente tanti che alcuni hanno dovuto rinunciare. Ma verso le 21 è cominciata la proiezione. Una pellicola che si ambienta nella Roma del 2009 quando il sindaco era Gianni Alemanno. 

TRAMA. E’ un film corale dove i protagonisti si muovono in una piazza dove c’è una radio locale, una sede del Pd e un mercato ortofrutticolo. Quest’ultimo viene sconvolto dalla decisione dall’amministrazione: spostare il mercato per modernizzare la piazza. Arrabbiati, i commercianti si rivolgono ad un gruppo di militanti del Partito Democratico che frequentano il circolo a pochi passi dal mercato. Incapaci di prendere una decisione, i democrat scatenano la “rivolta” dei commercianti che occupano la sede di partito. Una situazione tragicomica che arriverà ad una sorta di scontro di classe quasi improbabile. In tutto questo c’è Bianchi che fa il giornalista e che riprende tutto con la sua fedele videocamera. E’ chiaramente una metafora dell’Italia di oggi dove non manca nulla. I cittadini con mille problemi che non credono più alla politica. La politica del palazzo che non coglie le esigenze reali. Ma soprattutto quelli del Pd che mettono l'anima nella raccolta firme per chiedere le dimissioni di Berlusconi, però poi, di fronte ad un problema reale e vicino come quello del mercato, si perdono in grandi discorsi senza raggiungere una posizione. Alla fine è scontro tra cittadini, “comunisti” e “fasci”, dove si ritorna a vivere una politica fatta di militanza, passione, coraggio e rischio, oggi più che mai è in via di estinzione, a Roma come in tutta Italia. E’ la crisi della politica vista con l’obiettivo mobile di Zoro.unnamed-2

INTERVISTA A DIEGO BIANCHI. E’ un microcosmo che vuole dare uno spaccato di cosa è l’Italia di oggi. Ma che cosa ha voluto comunicare con questo film?

“E’ una storia particolare, geograficamente identificabile con Roma dove però i protagonisti sono rappresentativi di ogni parte d’Italia, possono stare dovunque, da Milano a Palermo. Ci sono italiani, stranieri, giovani e anziani, di sinistra e di destra. E’ gente comune e onesta che si ritrova a combattere per la sopravvivenza, chi per il lavoro, chi anche credendo in una passione politica che rischia di annacquarsi sempre di più. In questo film ognuno ha bisogno dell’altro in varie situazioni e si è costretti a cercare un incontro. Poi come finisce il tutto lasciamo nel dubbio”.

Alcuni l’hanno criticata per il suo modo di entrare nella cinepresa, che è la tua firma, sostenendo che in questo film diventa un limite. 

“Questa è una tua lettura benevola. Quell’inquadratura non è un limite, anzi è stato un vantaggio notevole perché ha permesso grandi accelerazioni a tutta la truppe nelle 5 settimane di lavorazione. E comunque, a tanti che fanno cinema è piaciuto il fatto di provare a mischiare il mio stile di ripresa e montaggio con quello di cinema alla Spike Lee. Ai puristi può fare ribrezzo ma per altri può essere una cosa nuova”. 

Qualcuno, parlando di “Arance e martello”, ha detto che il cinema è una cosa seria.

“Ma il cinema è una cosa seria, se no l’avrei fatto prima. Invece ho aspettato di avere una storia che mi piacesse e che mi appassionasse girare”.

La storia va a stuzzicare il sentimentalismo di chi è di sinistra o chi viene da quella storia politica. Se il suo film lo vedesse uno di destra, che reazione si aspetterebbe da lui?

“Guarda devo dire che ci ho pensato. Intanto vede una storia di militanza politica e ho raccontato quella perchè la conosco meglio e perchè ho frequentato quel posto. Un ragazzo di destra vede una passione politica e può rapportare tutta quella esperienza a una militanza di destra, che non mi sembra sia stata particolarmente gioiosa negli ultimi anni. Tanto che proprio a destra ci sono state più scissioni che a sinistra, e c’è tanta sofferenza”. 

IL PUBBLICO ANCONETANO. Lorenzo Fiordelmondo: «Mi è piaciuto il fatto che il film, anche in un’ottica esilarante, sia stato capace di raccontare una storia di militanza. Ho visto una politica che oggi non è più vissuta con entusiasmo, rappresentata come momento importante della vita delle persone”. Anna Olivacci, responsabile Marche Film Commission: «E’ un film molto connotato e romano. Io sono romana e mi ha riportato a casa, anche con un certo modo di essere di sinistra che è diverso da quello della provincia. A Roma è una sinistra di stomaco,  anche Francesco Totti può averci qualcosa a che fare, come vediamo in alcune scene. Quì è più culturale. Comunque il film rimanda ad un desiderio di partecipazione e democrazia che attraversa il paese. Giusi Conti: «Mi è piaciuto perché ho condiviso l’analisi socio-politica di un paese governato in maniera approssimativa, ridando questo desiderio di democrazia a partecipazione». Mauro Marconi: «Mi è piaciuto moltissimo perché, con la sua maschera di finta modestia con cui tratta i temi, sdrammatizza tutto e questo può anche coprire alcune falle del film a livello prettamente cinematografico»

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