Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

Il primo Olio Igp Marche in frantoio, produzione storica nel ricordo di Di Maio

Un'etichetta per ricordare l'impegno del compianto presidente del Consorzio Marche Extravergine che si è battuto per il riconoscimento. Il figlio: «Animato da passione e amore»

«Antonio Di Maio è stato artefice per caparbietà di questo risultato». Le parole sono di Anna Casini, vicepresidente e assessore all'Agricoltura della Regione Marche che nei giorni di frangitura delle olive raccolte in regione, in vista delle prime bottiglie che si potranno fregiare del marchio Marche Igp, ha voluto dedicare la conquista della denominazione all'ex presidente del Concorzio Marche Extravergine, scomparso lo scorso luglio. Giornata che è servita anche a fare il punto della situazione sul settore. Su 44.866 aziende agricole delle Marche, ben 25.458 aziende si dedicano all'olio (di cui 1.474 biologiche) con una produzione media tra i 250 e i 350 mila quintali di olive e 35 e 50mila quintali di olio: l’1% della produzione nazionale, ma di grande qualità, dove eccellono la Dop Cartoceto e, ora, appunto, l'Igp Marche. Al momento hanno aderito al disciplinare appena 65 aziende. Di queste, circa la metà è già stata approvata dall'Assam che ha il compito di verificare tutti i requisiti richiesti. «La campagna 2017 – spiegano dalla Regione - seppur non entusiasmante dal punto di vista quantitativo, a causa delle anomalie climatiche e della siccità, promette bene sotto l’aspetto qualitativo, grazie all’assenza quasi assoluta della mosca dell’olivo che lo scorso anno ha creato seri problemi alle produzioni locali». 

Valter Cestini, produttore di extravergine con la sua azienda L'Olivaio, ha pensato bene di allegare un'etichetta che ricordi Di Maio alle sue bottiglie. "Colui che con costanza e determinazione ha fortemente creduto nell'Igp Marche" vi si legge. «Se c’è una cosa in cui mio padre ha sempre creduto – ha detto il figlio Luca - è l'amore per olio e per la terra. Toccava foglie e olive come se ogni pianta fosse una figlia. Prima di andarsene sperava che tutto ciò che aveva fatto non andasse perduto. Sono sicuro che ciò che ha iniziato con passione e amore sarà portato a avanti da persone capaciPenso che sarebbe stato felicissimo di essere qui. Ci raccontava come un’avventura di questo manipolo partito per Bruxelles a difendere una giusta causa». Una storia davvero da raccontare. I produttori da 20 anni tentavano di raggiungere una denominazione. Inizialmente si era tentato con la Dop ma Bruxelles era stata inflessibile. «Antonio ci credeva – ha aggiunto la Casini – ed è stata l'anima di questa impresa. Senza lui e il suo gruppo di lavoro forse quell'aereo per Bruxelles, per andare a parlare con la commissione e far riaprire la procedura per l'olio marchigiano, non lo avrei mai preso. È stata certifica una Igp che ha però il valore di una Dop in quanto siamo riusciti a ottenere il vincolo territoriale della produzione che è tipica, appunto, delle Denominazioni di origine protette. Il marchio favorirà l’olivicoltura regionale perché stimolerà nuove opportunità di reddito. La scelta del Psr (Programma di sviluppo regionale), che prevede la concessione di 400 euro a ettaro per gli oliveti con cultivar, cioè varietà, Igp, va nella direzione di incentivare le aziende a investire nella qualità».

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