Manifattura, le Marche vanno giù: «Crisi ancora più grave, aziende lasciate a sé»

I numeri e le cause della crisi del settore manufatturiero che ha colpito le Marche

Daniela Barbaresi

ANCONA - La recrudescenza della crisi economica ha fatto piombare le Marche in una situazione con sempre meno luci e più ombre nel settore della manifattura. Lo dice la Cgil Marche, che all’Auditorium Fiera della Pesca ha fatto il punto della situazione con il segretario generale Maurizio Landini (GUARDA IL VIDEO). Un dato che parla da sé è quello dei dipendenti in questo tipo di aziende, che rispetto a 10 anni fa risultano ben 33mila in meno. A tratteggiare le Marche presenti e future però è stata la segretaria regionale Daniela Barbaresi: «Insieme a imprese di eccellenza, che comunque danno risultati importanti in termini di crescita e redditività, c’è un grosso delle imprese che soffrono per la recrudescenza della crisi- ha detto la Barbaresi in riferimento alle piccole aziende- serve tornare a investire con convinzione sul lavoro e sulla qualità del lavoro. E’ indispensabile valorizzare e consolidare le competenze, adeguandole alle sfide future come quella della transizione verso l’economia verde e della digitalizzazione». Un occhio anche alle infrastrutture e da questo punto di vista la CGIL chiama a raccolta anche il settore pubblico: «Le infrastrutture sono una delle carenze più importanti della nostra regione». Landini ha fatto il punto su alcuni temi locali come la vertenza Auchan-Conad, (GUARDA IL VIDEO) mentre la segretaria generale Francesca Re David ha analizzato da vicino la crisi delle aziende dell’anconetano e del fabrianese: «C’è una crisi profonda del sistema industriale e delle grande famiglie di investitori che non superano la quarta generazione di media- ha detto la Re David- c’è una mancanza di idea e di progettualità di Paese ma anche sui territori e si lasciano andare le singole crisi come se fossero cose a sé senza avere una visione complessiva del territorio. Il fabrianese ed Ancona sono un esempio proprio di questo- continua la referente Fiom- con industrie metalmeccaniche di qualità, che da una parte avrebbero dovuto allargarsi dentro multinazionali importanti e dall’altra trovare   una vocazione in aziende territoriali ma non sta succedendo né una cosa né l’altra». 

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I numeri 

L’industria manifatturiera 158mila lavoratori dipendenti, occupati in oltre 11 mila imprese. 60 mila lavoratori sono impegnati nel settore della meccanica, 35mila euro nelle calzature/moda, 25mila nel mobile, 19mila nella plastica/chimica/farmaceutica e 11mila nell’industria alimentare. Il valore aggiunto calcolato dalla CGIL è di 9 miliardi di euro. Le aziende marchigiane in crisi che fanno ricorso ad ammortizzatori o riduzioni di personale sono 140, con circa 10mila lavoratori a cui si aggiungono oltre 3mila aziende artigiane. Il settore più colpito è il calzaturiero, che nell’ultimo decennio ha perso il 32% degli occupati. Seguono la Meccanica (17% di lavoratori in meno) e il Mobile con il 12%. Ridotta rispetto a 10 anni fa anche la quota di export marchigiano, passata dal 2,7% al 2,2%. 
 

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