Convivere col virus, la proposta degli esperti: ci sono Burioni e l'anconetano Tavio

Un documento firmato da numerosi virologi ed epidemiologi fissa i paletti necessari per riaprire gradualmente il Paese, "gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia

Marcello Tavio

Convivere con il Covid-19. Sì, ma come? Con i numeri dei contagi che scendono molto lentamente si fa sempre più strada l’ipotesi che il coronavirus sia qui per "restare". In altre parole dovremo abituarci al pericolo e comportarci di conseguenza, almeno finché non arriverà un vaccino o una cura efficace. Che fare quindi? Riaprire tutto (o quasi tutto) anche se l’epidemia è ancora nel suo pieno? O prolungare il lockdown per altre settimane se non addirittura mesi rischiando di mandare a ramengo centinaia di migliaia di posti di lavoro? E ancora: se gli unici dati che abbiamo non sono "affidabili" come è stato più volte detto e ripetuto, come facciamo a sapere quando saremo pronti a riaprire? E come sarà, nel concreto, la "fase due" di cui tanto si parla ma di cui non si ancora nulla?

Coronavirus, una proposta "scientifica" per riaprire l'Italia

Ad alcune di queste domande prova a dare risposta un documento firmato da numerosi esperti tra cui da Roberto Burioni, Filippo Anelli (Fnomceo), Pier Luigi Lopalco dell'Università di Pisa e Presidente Società Italiana di Virologia e Marcello Tavio, Direttore Malattie Infettive Ospedale Torrette di Ancona. Come riportato da Today.it, il documento si chiama: 'Convivere con Covid-19: proposta scientifica per riaprire l'Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia' ed è stato pubblicato in forma estesa su Medical Facts. La premessa degli studiosi è che, al pari di altre epidemie, anche quella in atto  "dovrebbe arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno, e poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane". Insomma, gli esperti confidano che a breve ci sarà una diminuzione importante del numero di decessi e dei tamponi positivi. Nel frattempo, per non farci trovare impreparati, bisogna iniziare a discutere "sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine".

Quando potrà iniziare la "fase due"?

La strategia che stiamo sperimentando, ammettono i firmatari del documento, non sembra infatti "essere sostenibile per più di alcune settimane". Tradotto: non si può restare a casa per sempre. Secondo gli autori della proposta, la fase due potrà iniziare "non appena si osserveranno due-tre settimane di un trend stabile verso un numero molto basso di contagi e morti". Insomma, se i contagi dovessero diminuire drasticamente nei prossimi giorni, è ancora possibile una riapertura nella prima decade di maggio. In caso contrario sarebbe un azzardo.

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