Il campione e la promessa, uniti dal destino: il Giro d’Italia nel ricordo di Michele e Renato

La storia di Renato, ciclista promettente scomparso in allenamento a 16 anni, ha anticipato la tragedia di Michele Scarponi. I famigliari hanno lanciato un appello durante il Giro

Il padre e il fratello di Renato Cecconi

Festa e ricordi commossi lungo le strade dell’undicesima tappa del Giro d’Italia che a Osimo ha incoronato la maglia rosa Simon Yates. La festa è quella lungo le vie di città e frazioni che dal primo pomeriggio di mercoledì si sono animate di tifosi per il passaggio dei ciclisti provenienti da Assisi. I ricordi sono quelli di Michele Scarponi ma anche di Renato Cecconi, il ciclista di San Paterniano che nell’ormai lontano 1985 perse la vita a soli 16 anni in un incidente durante l’allenamento. Un dolore mai lenito del tutto e dopo 33 anni dalla tragedia è il fratello Graziano a lanciare l’appello approfittando del passaggio della carovana rosa: «Attraverso il Giro chiediamo maggior sicurezza e attenzione per chi va in bicicletta. A mio fratello successe nel 1985 ma poco tempo fa è accaduto a Scarponi, il ciclista va per strada e anche lui ha diritto a farlo, ma le strade sono strette e trafficate e i ciclisti non mai considerati da chi guida l’automobile». 

 Renato Cecconi era un ciclista promettente in forza agli allievi della Pedale Cameranese Cassa Rurale. Il 18 aprile del 1985 si stava allenando insieme ai suoi compagni lungo la strada del Vallone, zona Aspio, quando una macchina lo ha investito per poi proseguire la marcia. E’ stata una vettura che seguiva a raggiungere l’investitore e ad avvisarlo di quello che era appena successo, ma per Renato non c’era più nulla da fare. 33 anni dopo la foto del giovane in maglia rossa compare lungo la provinciale Chiaravallese, una delle strade attraversate dalla carovana rosa e finita in eurovisione. Il ritratto di Renato si trova accanto a quello di Michele Scarponi e vicino alle foto c’è la bicicletta rossa dello sfortunato giovane. La famiglia Cecconi ha anche posizionato uno striscione in un campo poco distante con la scritta “Michele e Renato sempre con noi” rivolta verso il cielo. «Mi auguravo che questi incidenti non succedessero più, purtroppo la cosa si è ripetuta con Scarponi. La sicurezza sulla strade non c’era nell’85 e non c’è neppure oggi. Il Giro d’Italia dovrebbe accendere la luce sulla sicurezza e fare qualcosa. Si dovrebbe ad esempio dare una maggiore visibilità ai corridori come installare delle segnaletiche e luci sulle biciclette per renderle più visibili oltre naturalmente a migliorare le strade». Il dolore resta, la passione per il ciclismo anche. Graziano e suo padre aspettano il passaggio della carovana seguendo l’avvicinamento in tv, all’aperto, con un folto gruppo di amici. 

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Poco prima delle 16,30 le moto della polizia, l’auto rossa che segnalava la testa della corsa e l’elicottero sempre più insistente su San Paterniano annunciavano l’arrivo dei campioni. I tre fuggitivi si sono affacciati dall’ultima curva di via Striscioni per imboccare poi la Chiaravallese, accolti da scene anni ’50: folla assiepata ai lati delle strade che batteva le mani e incitava i corridori. Donne, bambini e naturalmente ciclisti arrivati da altre frazioni che dopo il passaggio della carovana hanno provato a seguire i campioni a debita distanza. In città si è presentato anche un turista arrivato dalla Repubblica Ceca che ha portato con sé una bicicletta di legno. L’ha costruita con le sue mani per omaggiare la corsa rosa e non è mancata la foto ricordo con il sindaco Simone Pugnaloni. Città e frazioni sono state arredate con striscioni, palloncini e biciclette rigorosamente rosa con una premiazione per la vetrina e il giardino più bello. Strade chiuse dalle 14 con i 30 agenti della polizia municipale di Osimo, le due pattuglie della Polizia Provinciale e altre unità di Loreto, Camerano, Castelfidardo e Recanati impegnate nel controllare la viabilità. 

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