Nelle Marche ristorate circa 30 imprese su 650: escluso il 95%, tra cui le lavanderie

«Lavanderie artigiane escluse da “codici Ateco” ristorati. Inaccettabile e in fase di conversione ci attendiamo un recupero» ha detto Katia Sdrublini

Foto di repertorio

Un piccolo numero che fa però da spartiacque tra lavanderie di sere A e lavanderie di serie B. Le prime riceveranno i ristori per il nuovo lockdown, le seconde in gran parte di noi pulitintori artigiani, non riceveranno nulla. Una cifra di differenza è quella che divide il mondo delle tintolavanderie artigiane, il cui codice Ateco è 96.01.20 e quindi escluso dal nuovo allegato 1 del Decreto Ristori appena aggiornato, dai colleghi di sventura delle lavanderie industriali (codice 96.01.10) inserite nel decreto. «E’ inaccettabile -afferma Katia Sdrubolini, Presidente regionale delle Lavanderie di Confartigianato - che, per una scelta a tavolino, si creino disparità così evidenti tra aziende dello stesso settore. Nelle Marche il 95% delle imprese di settore saranno escluse (parliamo di 650 attività iscritte alle CCIAA. Sono 30 le attività che saranno giustamente ristorate data la crisi di mercato e consumi che il comparto sta subendo da mesi a tutti i livelli. Percentuali che non cambiano a livello nazionale (94,7%). Il comparto della pulitura a secco ha infatti una vocazione artigiana tre volte quella osservata nel totale dell’economia per tutte le variabili in esame distribuite su tutto il territorio anche nei piccoli centri, un realtà diffusa ed in continua evoluzione professionale».

In termini economici complessivamente la Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia registra quasi 1.000 occupati. «E’ fondamentale quindi – propone Beatrice Stefoni, vice presidente regionale Confartigianato Lavanderie- che, in fase di conversione dei due DL Ristori in Parlamento, venga inserito il nostro codice ATECO. A tal proposito abbiamo sollecitato una maggiore attenzione a livello istituzionale alla nostra categoria. Confartigianato Lavanderie ha chiesto esplicitamente, in modo diretto e attraverso i canali di Confartigianato, che il nostro settore, sempre inserito tra le attività essenziali e quindi aperte, condizione che lo ha visto escluso dalla gran parte delle agevolazioni e ristori, venga considerato degno di attenzione. Per molti di noi il fatturato del 2020 è particolarmente compromesso e la gestione del 2021, pur rimanendo incerta e legata alla durata della pandemia, potrebbe rappresentare un'ulteriore criticità. Staremo attenti e vigili monitorando ogni azione che il Governo intraprende e presenteremo ancora le nostre proposte a tutela e a rilancio della nostra professione».

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