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Hotel Rigopiano, 25 assoluzioni e 5 condanne. Scoppia il caos in tribunale: «Una vergogna»

L'hotel il 18 gennaio 2017 venne distrutto da una valanga. Il primo cittadino colpevole solo per un capo d'imputazione. Tra gli assolti l'ex prefetto di Pescara e l'ex presidente della Provincia. Caos in aula alla lettura della sentenza

PESCARA - Il sindaco di Farindola condannato a due anni e otto mesi, prefetto assolto. Questa la decisione del gup del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea per la tragedia dell'hotel Rigopiano di Farindola, travolto e distrutto, il 18 gennaio 2017, da una valanga, evento in cui morirono 29 persone fra ospiti e dipendenti. La sentenza è arrivata oggi giovedì 23 febbraio, a distanza di sei anni dalla tragedia.  Complessivamente alla sbarra c'erano 30 imputati tra amministratori e funzionari pubblici, oltre al gestore e al proprietario della struttura. Erano accusati a vario titolo dei reati di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni, falso, depistaggio e abusi edilizi. La lettura della sentenza è stata accolta dalle proteste dei familiari delle vittime. Il giudice è stato anche minacciato ed è stato necessario l'intervento delle forze dell'ordine. 

La tragedia di Rigopiano, condannati e assolti

Per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta è stata decisa la condanna a due anni e otto mesi perché ritenuto responsabile limitatamente alla omissione dell'ordinanza di inagibilità e di sgombero dell'hotel. L'accusa aveva chiesto 11 anni e 4 mesi per omicidio colposo, lesioni personali, disastro colposo. Inflitta la pena di sei mesi di reclusione per falso al gestore dell'albergo e amministratore della società "Gran Sasso resort & spa" Bruno Di Tommaso e Giuseppe Gatto, redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della stessa società di intervenire su tettoie e verande dell'hotel. Paolo D'Incecco Paolo e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, sono invece ritenuti responsabili relativamente al monitoraggio della percorribilità delle strade, alla pulizia notturna dalla neve, al mancato reperimento di un mezzo antineve sostitutivo, alla mancata chiusura al traffico provinciale 8 dal bivio Mirri e Rigopiano. Concesse a entrambi gli imputati le circostanze attenuanti generiche e operata la diminuente per la scelta del rito, sono stati condannati a 3 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno. Gli assolti sono in tutto 25. Tra loro due nomi di peso: l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo e, l'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco. Per Provolo era stata chiesta una condanna a 12 anni per frode in processo penale e depistaggio, omissione di atti d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, omicidio colposo, lesioni personali colpose. Omicidio colposo e lesioni personali colpose erano i reati contestati a Di Marco, per il quale era stata chiesta la condanna a sei anni.

La rabbia dei parenti delle vittime: "Non finisce qui"

In aula c'erano i parenti delle vittime, che hanno accolto la decisione del giudice tra le proteste. "Vergogna", "Ingiustizia è fatta", "Assassini", "Venduti", "Fate schifo", le parole che risuonano mentre viene letta la sentenza. Lacrime e urla in aula, tanto da richiedere l'intervento di poliziotti e carabinieri, costretti a bloccare la tentata aggressione al giudice, blindato in aula. "Giudice, non finisce qui". È la minaccia rivolta al giudice Sarandrea da un superstite, Giampaolo Matrone, che sotto la valanga perse la moglie Valentina Cicioni, infermiera al Gemelli. Matrone è stato poi allontanato dall'aula dalle forze dell'ordine. In aula c'era anche Giampiero Parete, il cuoco che inerme ha assistito alla tragedia lanciando per primo l'allarme insieme a Fabio Salzetta, manutentore dell'albergo che come lui, nel momento in cui la violentissima valanga ha spezzato 29 vite, si trovava fuori dalla struttura.

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