Lunedì, 20 Settembre 2021
Elezioni Regionali 2020 Torrette / Via Conca

Nei reparti e a casa dei pazienti Covid, le scrutinatrici coraggiose: «E' una missione»

Bardate come astronaute, le presidenti dei seggi speciali raccolgono i voti degli elettori in quarantena o ricoverati con il Coronavirus: un rischio pagato 135 euro

Melissa Pesaresi, presidente di uno dei seggi Covid di Torrette

Un corso di formazione, un kit di sicurezza e poi via, nei reparti o a casa degli elettori in quarantena, a raccogliere schede. Girano bardati come astronauti gli scrutinatori coraggiosi dei seggi Covid allestiti a Torrette. Camice, calzari, visiera, doppi guanti, doppie mascherine: è la corazza anti-contagio di chi, consapevole del rischio (mal retribuito), ha risposto al proprio senso civico e alla “chiamata alle urne”. Melissa e Viviana sono le presidentesse dei seggi volanti dell’ospedale che in tutto impegnano 18 scrutinatori: una gira per reparti, l’altra fa visite a domicilio. «Paura? Non ne abbiamo» dicono fiere.

Melissa Pesaresi, presidente del seggio 96-S, un giorno potrà raccontare di essere stata la prima anconetana ad aver fatto votare un malato di Covid, ricoverato a Malattie Infettive. E pensare che è stata chiamata pochi giorni fa dopo la rinuncia di un altro presidente di seggio. «Abbiamo verificato i documenti, l’abbiamo riconosciuto a distanza, ma non è che ce ne fosse bisogno - racconta -. Grazie a un’infermiera del reparto gli abbiamo consegnato la scheda elettorale e poi ce la siamo fatti restituire: l’abbiamo inserita in una busta sigillata insieme alla matita che ha utilizzato, opportunamente igienizzata. A Malattie Infettive hanno votato una decina di pazienti, poi siamo passati agli altri reparti. Paura? No, abbiamo tutte le protezioni del caso. Piuttosto, è stata dura sostituire gli scrutinatori che all’ultimo hanno dato forfait».

La scrutinatrice domiciliare è Viviana Valletta, presidente del seggio 95-S (a sinistra nella foto in basso, con Barbara Brandoni al centro e Maria Vincenza Bani): un lavoro che fa da 21 anni, ma quella del Coronavirus è un’esperienza del tutto nuova. «Ci spostiamo in tre, assistiti dai volontari della Protezione civile comunale - spiega -. Ieri abbiamo cominciato alle 7 del mattino al porto, dove 5 marinai di una nave in partenza si sono messi in isolamento, anche se non hanno il Covid. Poi abbiamo fatto votare altre tre persone tra Polverigi, Chiaravalle e la Grancetta. In realtà, poche persone hanno chiesto di poter effettuare il voto a domicilio: resta il fatto che è un lavoro durissimo perché è laborioso, lungo e siamo bardati dalla testa ai piedi. Ma per noi è come una missione: rispondiamo a un dovere civico per il quale, però, lo Stato prevede un compenso inadeguato, appena 135 euro per due giorni, che poi sono tre perché il sabato l’abbiamo passato a predisporre i seggi e a seguire un corso Covid. Nessun ripensamento, comunque. E soprattutto, nessun timore».

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