Il Pd subito all'attacco con Marco Luchetti per la "reconquista" del Castello

Il candidato sindaco ed Egidio Borsini eletto segretario aprono la campagna elettorale dem per cercare di strappare la città al centrodestra dopo «dieci anni di immobilismo»

Il candidato Marco Luchetti durante il suo intervento. Alla sua sinistra Egidio Borsini

Subito all'attacco per l'Operazione Reconquista. Con l'obiettivo di tornare alla sede municipale del Castello dopo 10 anni di governo Brandoni e maggioranze di centrodestra. Il Partito Democratico cittadino apre, di fatto, la campagna elettorale che da qui alla primavera 2018 porterà Falconara al rinnovo del consiglio comunale e all'elezione del nuovo sindaco per la legislatura 2018/2023. Lo fa dal congresso comunale che domenica (ieri, 22 ottobre) ha confermato Egidio Borsini, segretario della sezione, ospitando negli interventi finali il primo discorso ufficiale del candidato Marco Luchetti. Che non ha risparmiato attacchi agli avversari. Brandoni e Signorini, in testa. 

Assedio al Castello

«Trovo assurdo e pericoloso che candidati di centrodestra si nascondano dietro liste civiche per mascherare i partiti dai quali provengono  – ha detto il candidato democrat – Lo abbiamo visto con Brandoni nel 2013. Molto probabilmente sarà così anche con la Signorini». 

La ricetta? «Vogliamo ricostruire la comunità falconarese che, oggi, non esiste – ha aggiunto l'ex assessore regionale - Certo, abbiamo tanti problemi, ma il dato di partenza è questo. Dobbiamo dire ai cittadini che qui si può vivere bene. Non bastano le feste se mancano radici di appartenenza. È un lavoro fondamentale che parte dai giovani ai quali va detto che possono progettare il loro futuro, richiamandoli alla presenza nella vita cittadina». Compito arduo, Luchetti ne è consapevole. «Dopo 10 anni di amministrazione – dice - buttare giù una forma di potere non sarà facile. Tutti siamo chiamati a dare una mano per avere un centrosinistra capace di ridare prospettive al nostro Comune». 

Le reazioni del partito

"Ricostruire la comunità", dunque, come slogan della campagna elettorale. Piace anche al parlamentare Emanuele Lodolini e al presidente del consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo che, nel prendere parola dopo Luchetti, hanno espresso sostegno alla candidatura «contro l'improvvisazione e il populismo che regnano in una città che da 10 anni è completamente ferma» ha sottolineato Mastrovincenzo. Quello delle Comunali 2018, in agenda, è il primo compito dei quattro anni di mandato del segretario Borsini. Candidato unico dalle varie anime del partito, per Borsini è stata unanimità. Il 100% degli iscritti votanti lo ha designato. 

Borsini: «Falconaresi in fuga»

«Falconara deve rinascere – ha detto il segretario - In questi ultimi 10 anni più di 4000 falconaresi hanno lasciato la città per costruirsi una vita a Montemarciano, Chiaravalle, Camerata, Collemarino perché da noi i servizi sono pochi, mal gestiti e più cari visto che abbiamo tassazioni locali più alte. Abbiamo un centro cittadino che dalle 20.30 sembra colpito da un ordine di coprifuoco. Il senso di insicurezza è alto nonostante la sicurezza sia stato l'argomento principale dell'attuale giunta nelle campagne elettorali passate. Come se non bastasse è stato tolto anche il mare ai falconaresi con l'impasse di questa amministrazione sulla questione degli sversamenti». 

Il nuovo direttivo

Con Borsini è stato eletto anche il nuovo direttivo locale del partito. Ne fanno parte i confermati Loredana Pettinelli, Marcello Abramucci, Andrea Rossi, Maria Ambrogini, Franco Benedettelli, Alessandro Giacchetta, Vittorio Russi, Silvano Secchiero, Sauro Ballarini e Cinzia Benedetti, i gruppo consiliare in comune (Franco Federici, Andrea Rossi, Laura Luciani e Alessandro Giacchetta), Marco Salustri e Rosanna Strabbioli (che in precedenza avevano ruoli nel Pd provinciale) e le new entry Ottaviano Lasconi, Silvana Giuliani,  Maria Grazia Stimilli, Rita De Luca, Sara Luchetti, Elisabetta Lucconi, Bruno Brunori, Danilo Lombardi, Marinella Castriota, Giovanni Graziosi, Stefania Renzi e Giuseppa Agrioli.  

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