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Daniela Diomedi

Daniela Diomedi

Movida. "Tutte le attività concentrate, no ad un'offerta fatta di serate da stordimento"

Rifiuta l’idea di giovani in cerca di svago e leggerezza nelle ore notturne del fine settimana la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle di Ancona

“L’universo giovanile non è una “enclave”. Appartiene alla comunità, in essa si sviluppa, apprende, scambia e da lì decolla verso il futuro. L’offerta solo serale “da stordimento”, è riduttiva e, mi si conceda, anche offensiva dell’intelligenza e delle potenzialità che i giovani possono offrire”. Rifiuta l’idea di giovani in cerca di svago e leggerezza nelle ore notturne del fine settimana la candidata sindaco del Movimento 5 Stelle di Ancona, che guarda alla movida come qualcosa di più complesso, in grado di integrare tutta una serie di iniziative che non possono ridursi alla ricerca del locale dove sballarsi il sabato sera. Per questo “saranno promosse ed incentivate le manifestazioni dal vivo: musica di ogni genere, teatro, cinematografia, arti visive, concorsi e mostre, utilizzando anche spazi urbani recuperati identificandoli come piazze d’arte e dei mestieri artistici”.

Poi Daniela Diomedi allarga il discorso nell’ambito della cultura e spiega: “Per sviluppare attività di spettacolo sul territorio saranno censiti online gli artisti, i  mestieri d’arte e  le associazioni culturali ai quali verranno affidati in concessione i siti indicati dal Comune. Saranno adeguatamente coinvolti i Licei Musicali, Artistici oltre che Scuole Private sedenti in città e organizzate brevi performance artistiche e flash mob in luoghi strategici della città, a sé, per la riscoperta dei luoghi o allo scopo di presentare iniziative comunali più estese comprese quelle rivolte a sviluppare e rinsaldare il legame tra la città ed i suoi artisti, sia emergenti e sia  già affermati. Tutte le attività saranno concertate e condivise con chi vive e lavora nei contesti interessati perché ciascuno sia coinvolto e contribuisca ad aumentare il senso di appartenenza. Ancona ha tantissimi talenti, emergenti o già conosciuti che non trovano spazio o luoghi. Questa Amministrazione ha toccato il suo punto più basso nella chiusura della Scuola Musicale Pergolesi. L’offerta solo serale “da stordimento”, è riduttiva e, mi si conceda, anche offensiva dell’intelligenza e delle potenzialità che i giovani possono offrire”. E sui giovani. “Non amo considerare questo universo a parte, altro da qualcosa o qualcuno. Se una comunità è sana non ce n’è bisogno perché ogni parte è nel tutto. Mi piace pensarlo come parte del tutto, senza cesure o contrapposizioni. Sulla cultura, abbiamo fatto nostro il decalogo dello storico dell’Arte Tomaso Montanari. Ogni punto è il nostro e su questo costruiremo il  percorso di questa città perché cresca e si arricchisca di spazi per fare musica, teatro, per leggere, per studiare. Delle offerte “una tantum” diffidiamo perché c’è bisogno di continuità e di “visione lunga e disinteressata”. Sosterremo  lo sviluppo artistico dei talenti emergenti, privilegiando le risorse  locali, consentendo l’accesso a tutti i contenitori esistenti, assicurandone la massima fruibilità ed apertura oltre che, ovviamente,  libertà di espressione.

Il decalogo di Montanari

1. Costruire spazi e momenti liberi dal mercato: perché la cultura è quella cosa (ormai l’unica) che non ci fa clienti, spettatori, consumatori, ma cittadini sovrani. Recuperare spazi pubblici inutilizzati, non alienarli e metterli invece a disposizione delle associazioni di cittadini che sanno costruire cultura.

2. Tenere aperta almeno una biblioteca fino a mezzanotte, tutte le sere.

3. Non organizzare nemmeno una mostra: ogni volta che viene voglia di farne una, pensare a quanti monumenti del territorio comunale sono chiusi o in pericolo, e provare a salvarne almeno uno, coinvolgendo i cittadini con una campagna di comunicazione.

4. Costruire la politica culturale ascoltando chi sa cos’è la cultura: cioè chi la produce. Non pensare in termini di appartenenza, ma di competenza.

5. Investire in ricerca: anche il più piccolo museo civico, se è abitato da un giovane ricercatore, può diventare un luogo di produzione e redistribuzione della conoscenza.

6. Invitare un giovane artista ad abitare per qualche mese nel territorio comunale, pagandogli l’ospitalità. E chiedendogli di realizzare un’opera d’arte pubblica per la parte più brutta e disagiata del comune: un’opera la cui esatta destinazione e le cui caratteristiche andranno decise almeno in parte attraverso un cammino di partecipazione.

7. Promuovere e finanziare la costituzione di orchestre giovanili di musica classica nei quartieri più degradati e con maggiori problemi di inclusione.

8. Assicurarsi che esista almeno un teatro: se c’è, aprirlo a tutti, con agevolazioni, campagne, programmi di collaborazione con le scuole. Se non c’è, farlo.

9. Diffidare degli eventi, dei festival, delle inaugurazioni, delle una tantum: la cultura ha bisogno di strutture stabili, finanziamenti continui, indipendenza dalla politica, visione lunga e disinteressata.

10. Praticare la cultura in prima persona: un sindaco che trova il tempo di leggere, ascoltare musica, andare a teatro, conoscere un museo sarà un sindaco migliore. Oltre che un essere umano più compiuto: e, forse, più felice. 

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