Psicologia della notizia

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Prova costume? L'approccio mentale per superarla

Finalmente è arrivata l’estate, la stagione che molti di noi aspettano durante tutto l’anno, finalmente è caldo, ci si può spogliare, si va al mare e ci si diverte. Eppure tra tutti questi pensieri positivi se ne affianca anche uno un po’ più negativo, la fatidica prova costume. Già ad Aprile se ne inizia a parlare e ogni anno la storia si ripete, bisogna fare la dieta, eliminare pasta, pizza, dolci, fare movimento, l’obbligo è sempre lo stesso: essere in forma e piacere a se stessi e spesso, per prima cosa, agli altri. Purtroppo però questo passaggio non è semplice e dunque c’è chi ormai alle soglie di Luglio decide in maniera estrema che quest’anno al mare non ci andrà, perché la famosa prova costume non l’ha superata, si guarda allo specchio e quello che vede è un corpo inadatto ad essere mostrato agli altri. Magari si focalizza su una serie di piccoli difetti presenti o su quell’unico che però sembra essere insopportabile. Quindi il sabato e la domenica, mentre gli altri vanno al mare tranquillamente sotto il sole, decide di rimanere a casa, magari per dedicarsi ad altro, assillato ovviamente da tutti questi pensieri negativi che non fanno altro che condurlo ad uno stato di sofferenza.

Di che cosa stiamo parlando? Clinicamente si tratta del disturbo di dismorfismo corporeo che nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali viene inserito all’interno della categoria dei disturbi ossessivi compulsivi e disturbi correlati. Viene descritto come una preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve. In questa situazione l’individuo inoltre mette in atto comportamenti ripetitivi (ad esempio, guardarsi allo specchio; curarsi eccessivamente del proprio aspetto; stuzzicarsi la pelle, ricercare rassicurazioni) o azioni mentali (ad esempio, confrontare il proprio aspetto fisico con quello degli altri) in risposta a preoccupazioni legate all’aspetto (DSM-5, 2014).

Il proprio corpo dunque diventa nemico e il soggetto sperimenta spesso emozioni di vergogna e tristezza dal momento in cui si sente diverso dagli altri e quindi necessariamente fuori dal gruppo. Alcune volte è presente anche l’invidia che inevitabilmente porta il soggetto ad un isolamento, accompagnata da alti livelli d’ansia, bassa autostima e umore depresso. Tutto ciò incide molto sulla qualità di vita, in alcuni casi le condotte di evitamento possono essere forti e il dolore talmente intenso da portare a tentativi estremi di neutralizzazione di sé e del dolore stesso. In questi casi ciò che si deve imparare a fare è accettare il proprio corpo, cercando di vedere i pensieri come un qualcosa di passeggero e osservabile dall’esterno con lo scopo di modificare le strategie di controllo, di monitoraggio e di evitamento, che spesso conducono a circoli viziosi e quindi a sofferenza. Oltre all’accettazione dei propri difetti è altrettanto importante aumentare la propria autostima, attraverso l’aiuto di un esperto in grado di mettere in luce gli errori di valutazione per modificare la percezione distorta di sé ed effettuare una adeguata rielaborazione cognitiva del problema. Infine, risulta utile esporsi alle situazioni temute e ridurre progressivamente i comportamenti compulsivi per cercare di costruire un piano di vita che sia più funzionale e soddisfacente possibile.

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Dott.ssa Serena Rabini: Psicologa clinica, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, docente di psicologia alla Poliarte Ancona, Psicologa IPSE Ancona Vuoi contattare gli psicologi di IPSE Ancona? Scrivi a: ipse@poliarte.org

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L'istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona, che fornisce aiuto alla singola persona, alle comunità, alle aziende e agli enti locali, animerà questa rubrica per fornire ai lettori delle chiavi di lettura agli accadimenti dell'attualità e alle questioni importanti della vita

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