Sicurezza nei locali, il vigile del fuoco ricorda Corinaldo: in lacrime durante il convegno

Il funzionario ha preso la parola durante il convegno sulla sicurezza nel pubblico spettacolo e la sua mente è andata alla notte della strage

I soccorsi alla Lanterna Azzurra (foto di repertorio)

Ha passato trent’anni a studiare i sistemi di evacuazione dai locali in caso di pericolo, praticamente metà della sua vita a verificare l’idoneità di uscite di sicurezza e luci di emergenza. Per questo motivo la notte di Corinaldo lo ha toccato al punto da farlo piangere durante un convegno dedicato alla sicurezza nel pubblico spettacolo. Massimo Carducci è un funzionario dei Vigili del Fuoco e come tutti aspetta che la magistratura accerti la verità sui fatti della Lanterna Azzurra. Al termine dell’incontro, organizzato dall’associazione Fatto&Diritto a dal collettivo Hip-Nic giovedì scorso alla Mole (GUARDA IL VIDEO), non ha trattenuto le lacrime: «Per 30 anni ho studiato moduli, uscite di sicurezza, centimetri e ho studiato il perché le persone in caso di emergenza devono andare fuori dai locali. A Corinaldo, per assurdo, sono morte sei persone perché c’erano le porte aperte. E’ una cosa che mi ha suscitato una tensione particolare- ha detto tra l’emozione il funzionario- perché mai avrei pensato che con le uscite di sicurezza libere, la segnaletica, le luci di emergenza e tutto il resto potesse succedere quello che è successo». 

Carducci ha chiesto la parola dopo che alcuni operatori del settore dell’intrattenimento hanno giudicato troppo restrittive le normative sulla sicurezza durante gli eventi. «Se gestisco un evento devo programmare e valutare le possibili conseguenze- ha spiegato Carducci- se in un ristorante ci sono 100 persone che mangiano, lo spazio è tecnicamente diverso da un locale fatto per 100 persone che ballano». La morsa sulla sicurezza, spiega Carducci, non è una novità degli ultimi mesi.  Tre anni fa infatti, ha ricordato il funzionario, storiche sagre in alcuni paesi della provincia furono annullate: «Adesso c’è una migliore coscienza e una cultura che pian piano si sta espandendo, ma la circolare numero 16 del 1951 (Norme di sicurezza per la costruzione, l'esercizio e la vigilanza dei teatri, cinematografi e altri locali di spettacolo in genere, ndr) diceva esattamente le stesse cose. Le norme tecniche sono le medesime di 30 anni fa, anche se è ovvio che i fatti eccezionali presuppongono una maggior attenzione». E’ stato a questo punto che la mente del funzionario è tornata alla notte tra il 7 e l’8 dicembre con quell’inaccettabile dato di fatto: «Le persone che sono uscite sono morte e le persone che stavano dentro si sono salvate». 

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